Una scelta o quasi – Marco Cresti, Tilini Rajapaksha, Diletta Negri, Giulio Medaglini

Il sole scaldava e faceva fumare i tetti di lamiera quando al molo si radunarono le poche centinaia di abitanti di Portovetusto per assistere a un evento inaspettato.

Nessuno si sarebbe aspettato di vedere la sagoma di una grande nave profilarsi all’orizzonte. Da anni ormai non erano abituatз a contatti via mare, se non con piccole imbarcazioni militari che trasportavano medicinali e soccorsi; ora invece il porto era tutto un brulicare di persone che nell’attesa commentavano l’evento. C’era chi pensava si trattasse di una petroliera, chi di una nave mercantile che avrebbe fatto scalo per poi ripartire. Solo pochi, o forse nessuno, si aspettava quella che alcunз chiamarono benedizione e altrз sciagura.

La nave attraccò alle 12 in punto. Astrid disse tra sé: “Ma quanto è grande, mio Dio, e da dove salta fuori?”. Poi si fermò incantata a guardare i vetri esterni in cui si specchiava la comunità e dove anche lei stessa poteva intravedersi. L’imbarcazione aveva un fascino irresistibile per lei, specie dopo il grigiore in cui era precipitata da quando era stata costretta a chiudere la sua piccola scuola di musica. Ma la meraviglia per quella novità si trasformò presto in una grandinata di maledizioni per chi ancora poteva permettersi un lusso tanto sfacciato e aveva la sfrontatezza di ostentarlo in mezzo a chi non aveva più niente. Alternava così la rabbia alla curiosità tenendo a bada l’invidia con il dubbio, o forse chissà, con la speranza.

I suoi pensieri furono spezzati da uno strano gracchiare, a cui seguì il silenzio. Durò alcuni secondi durante i quali le persone si immobilizzarono come sculture. La rigidezza si sciolse a poco a poco che la voce emergeva più nitida.

– Buona sera a tutti, cittadinз. Io sono Prosper, ho fatto l’imprenditore per molti anni prima dell’arrivo di questo morbo e adesso sono qui, con un team di scienziati e alcuni collaboratori. Nella mia vita ho accumulato grandi ricchezze, ma questo non ci differenzia. Oggi il denaro non ha nessun valore perché nulla ha più valore. L’unica distinzione che ancora ha senso fare è quella tra vivi e morti, e se siete qui allora stiamo dalla stessa parte. Sono venuto ad offrirvi un lavoro, o meglio, una collaborazione. Abbiamo scoperto che lungo le vostre coste cresce un’alga particolare chiamata Ariceta Folliculus e crediamo ci siano buone probabilità di ricavarne una cura per il morbo che ci affligge da ormai troppo tempo. Per riuscirci, abbiamo bisogno di musicistз o comunque di persone in grado di suonare gli strumenti che forniremo loro. Vi spiegheremo in un altro momento la procedura di estrazione del principio attivo dell’alga, per adesso possiamo dirvi che il nostro obiettivo è quello di avere dosi sufficienti per mettere in sicurezza le nostre famiglie e la vostra comunità. Con ogni probabilità potremo riprodurre la sostanza in laboratorio una volta che avremo analizzato la sua composizione. In questo caso riusciremmo a salvare l’intera umanità. Immaginate! Certo, la gloria eterna di cui godreste voi e le future generazioni di questi lidi è già sufficientemente allettante, io credo, per offrirci il vostro aiuto, ma nel mondo degli affari ho imparato una cosa in fatto di esseri umani: una gratificazione materiale rasserena gli animi e li predispone alle migliori intenzioni. Perciò, io e il mio team di collaboratori abbiamo deciso di accordare alla vostra comunità il 50% di tutti i proventi derivanti dalla commercializzazione su scala mondiale del farmaco. Ammesso ovviamente che tutto vada a buon fine. Dunque, tornando al lavoro che ci aspetta, chiediamo a chi ha dimestichezza con strumenti musicali, e volesse cooperare, di presentarsi alle 17 qui al molo per ricevere istruzioni. Vi aspettiamo, c’è in ballo il destino di tutti.

Al ritirarsi della voce come una lumaca nel guscio, un gran brusio si levò dalla folla. Anche lз bambinз erano statз colpitз dalle parole appena ascoltate e avevano arrestato le loro scorribande balbettando commenti su quella che assomigliava tanto a un’astronave d’acqua. Il loro fantasticare era un ronzio di sottofondo, presto sommerso dalle voci degli adulti, come quella del vecchio Tom, affaticata da anni di fumo e rauca come il brontolare di un cane alla fine dei suoi giorni.

– E cosa dovremmo farcene di una cura? – disse sputando in terra – Piuttosto servirebbe un antidoto, o un vaccino!

Seguirono le risatine di qualche avventore che dai tavolini del bar del porto si burlava di lui.

– Non tutti abbiamo il piede nella fossa come te! – gridò in risposta una voce femminile – La maggior parte di noi è stanca di limitarsi a sopravvivere aspettando che la situazione torni come era.

– È per questo, – aggiunse Astrid, – che dovremmo aiutare l’imprenditore della nave. Siamo una comunità che da molti anni si preoccupa solo di sopravvivere, non coltiviamo più le nostre passioni, diffidiamo deз nostrз vicinз e temiamo lǝ forestierǝ.  Questa è un’opportunità per reagire.

A quelle parole molte tacquero per riflettere, ma non Greg, uno spilungone rasato che non sapeva esimersi dal dire la sua in ogni occasione.

– Mi sembra che possiamo tranquillamente reagire senza questi signori, che si presentano nel nostro porto con la loro nave e si atteggiano a scienziati. Tu che ne capisci, di quel che raccontano? Sei una scienziata, per caso?

Gli fece eco la sghignazzata del Fanfara, così chiamato per l’abitudine di dar fiato alla bocca. Arrivarono però anche rumori di disapprovazione, condensati nella risposta decisa di Kalì che nonostante la sua zoppia, era salito su un muretto per farsi vedere e ascoltare.

– Mi ricorda la diffidenza che avevate nei miei confronti, al mio arrivo, decenni fa: lo stesso tono, le stesse risatine, le facce perplesse e insicure, l’angoscia dell’ignoto… o mi sbaglio? – concluse, rivolgendo con gli occhi la domanda proprio a Greg e al Fanfara, che sbuffarono parole incomprensibili.

Lз presenti, guardandosi, tentennavano appena le teste, come per assecondare il moto della memoria che tornava indietro agli anni di quell’incontro. Kali era in grado di toccare le corde più nascoste delle anime a cui si rivolgeva, dando voce e forma a sensazioni e pensieri tenuti nascosti. E soprattutto non perdeva occasione di stanare le bassezze della parte più conservatrice della comunità.

Il suo intervento pose fine al dibattito, che si diradò a poco a poco. Nessuno sapeva se il piano per estrarre la cura avrebbe funzionato. In quelle ore, non si fece che parlare, organizzare e cercare le persone che avrebbero collaborato all’estrazione. Anche se fu presto chiaro che le uniche a poter svolgere quel ruolo erano Astrid e le insegnanti della scuola di musica. Ognuna di loro sentì su di sé il peso di una responsabilità, un destino più grande da cui non potevano né volevano sottrarsi. Anche se sapevano che gli strumenti adatti li avrebbe forniti l’imprenditore, non persero occasione per rispolverare i loro violini, gli oboe, le chitarre riposti nelle custodie mangiate dal tempo. Era un modo anche quello per sentirsi vive, per tornare con la memoria a quando la musica non era soltanto nell’insegna della scuola ossidata e penzolante. Astrid e le altre impugnarono i loro strumenti e fu come aprire una finestra al mattino: la gioia di suonare era ancora intatta. Si diressero al porto all’ora indicata.

All’arrivo videro del movimento sul ponte della nave. Tre distinti signori in camici bianchi stavano aspettando con dei tablet in mano. Il più basso, senza scambiare nessun cenno di intesa con gli altri, iniziò a parlare.

– Dunque, eccovi, voi dovete essere le anime più curiose di questa comunità. Quelle che ci aiuteranno in questa impresa. Prima di fornivi le informazioni e quanto vi servirà per iniziare ad aiutarci, ci teniamo a premettere alcune questioni. Quello che forse già sapete è che le vostre coste sono ricche di Ariceta Folliculus. Quel che ancora non sapete, ed è un’informazione che al momento riteniamo di conoscere solo noi, è che Ariceta, se stimolata dalla frequenza M-alfa, può variare la sua composizione organica e molecolare. Questo le permette di sviluppare una sostanza che potrà essere utilizzata per creare la cura. All’interno del baule che vedete a qualche metro da voi ci sono degli strumenti che abbiamo appositamente costruito per innescare nell’alga un particolare effetto di fonosintesi. Insieme agli strumenti troverete anche dei braccialetti neri, ciascuno dotato di un piccolo display. Inizierete domattina all’alba. Oggi familiarizzerete con lo strumento. Prendetelo e posizionatevi sulle postazioni indicate dalle croci per terra. Da lì ognuna di voi inizierà a riprodurre le note indicate nel display del braccialetto. Chi è pratica di strumenti a fiato aiuti e dia indicazioni anche alle altre.

Astrid prese uno dei cilindri neri dal baule, lo soppesò, assomigliava a un clarinetto se non fosse per il materiale che sembrava dura pelle. Fu l’unica constatazione che ebbe il tempo di fare prima di raggiungere la sua postazione.

Morton era uno degli scienziati addetti a varcare quella che la loro équipe chiamava “soglia del rischio”, ovvero il confine tra acqua e terra ferma che si deve passare per affrontare l’imprevedibilità delle reazioni di una comunità sconosciuta.

Astrid e le altre lo videro venire verso di loro, per la prima volta, quando già da tre giorni lavoravano per Prosper. Pensavano fosse per le consuete rilevazioni sulle frequenze della musica e la crescita delle alghe o per controllare i braccialetti che indossavano.

Invece, dopo aver sbrigato in maniera frettolosa i suoi calcoli, lo scienziato chiamò a raccolta l’intero gruppo delle suonatrici, gettando un’occhiata furtiva al ponte della nave che era deserto.

– Non abbiamo molto tempo prima che i miei colleghi si riaffaccino per le loro misurazioni – attaccò agitato – quindi ascoltatemi bene. Le promesse di Prosper non saranno mantenute. Lui ha intenzione di farvi sgobbare per far crescere l’alga, far estrarre a noi scienziati il principio attivo e poi tenerselo tutto per sé. Abbiamo avuto un’accesissima discussione poco fa: volevo che lasciasse il farmaco a voi che state coltivando l’alga e a tutta la vostra comunità, come vi è stato promesso, ma lui non ha voluto sentire ragioni. Vuole solo sfruttarvi per poi abbandonare il molo. Io credo che se ragiona così, tra non molto scaricherà anche noi scienziati. Per cui lo voglio fermare prima che sia troppo tardi! Ma ho bisogno del vostro aiuto: se cambiate frequenza, passando da M-alfa a D-gamma, in tonalità da DO a FA, l’alga svilupperà una tossina che renderà il farmaco letale. La D-gamma, infatti, è una frequenza proibita, e il braccialetto è ideato per dare segnali d’allarme nel momento in cui la registra. Per questo motivo, due precauzioni sono imprescindibili: suonare quando il braccialetto è nella sua ora di ricarica quotidiana, che inizia alle 16:20, e soprattutto non parlare con nessuno di questo piano. Ora devo andare o i miei colleghi sospetteranno di me, loro sono tutti con Prosper.

– Aspetta – disse Astrid – solo una domanda. Perché?

– Ve l’ho detto. Perché noi scienziati saremo i prossimi a essere fregati se non lo fermiamo. La nave, come sapete, ripartirà tra 20 giorni.

Astrid e le altre rimasero in silenzio per qualche minuto dopo che Morton se ne era andato. Erano stordite da questa notizia, così come lo erano state dall’arrivo della nave e dalla proposta di Prosper.

– Perché ci dovremmo fidare di lui, e perché tutta questa fretta? – si chiedeva Astrid ad alta voce.

– Chi ci assicura che questo tizio non ci stia prendendo per il culo? – domandò Leda. Poi continuò – Io sarei per fare il nostro lavoro e prenderci la paga.

Il commento scatenò un po’ di battibecco.

– Prendiamoci qualche ora per pensarci – concluse Astrid – Domani, prima di attaccare con la musica, prenderemo una decisione: o restiamo con Prosper o seguiamo le indicazioni dello scienziato.

Insieme decisero che non avrebbero parlato con nessunə di quella novità. Perché mai avrebbero dovuto? Per scatenare il caos tra le loro famiglie e tra la gente? No. Dovevano agire, pensare con lucidità ed efficienza. E i piccoli numeri, dieci in questo caso, funzionano sempre meglio dei grandi.

L’indomani il gruppo si riunì vicino alle postazioni segnalate dalle X e alcune iniziarono a suonare per non dare troppo nell’occhio.

– Allora che avete deciso? – fece Astrid – Vi ricordo che dobbiamo essere tutte e dieci a prendere questa decisione, all’unanimità.

In tutte le altre nove suonatrici prevalse la convinzione di essere state raggirate da Prosper e la volontà di riscattarsi, di mostrare un po’ di orgoglio, di vendicarsi. Alcune più timidamente, altre in maniera più convinta, dissero di voler stare con Morton, si misero il braccialetto e iniziarono a lavorare, aspettando di incontrarlo.

Ma la giornata sembrava non finire mai, come sempre accade con una mansione automatica che si ripete uguale a sé stessa per 11 ore al giorno, e che fa assaporare l’amaro dell’alienazione e dell’apatia verso gli altri e verso di sé. I corpi erano come blocchi di cemento, le menti un disco rotto che si arrovellava di domande, il piacere di suonare del tutto svanito.

– Beh, come procede orchestrina?

La battuta precedette l’arrivo di Morton che chiese a bassa voce e con sguardo grave: – Avete deciso?

Le teste delle suonatrici si mossero in secchi cenni d’assenso. A breve i bracciali sarebbero entrati in modalità offline.

– Ottimo – disse lo scienziato – Allora ricordate, non è difficile. Basta suonare in FA maggiore invece che in DO.

L’uomo non aggiunse altro e si allontanò, mentre Astrid non sapeva bene che sentimenti provava. Rabbia e sdegno avevano deciso per loro. Avrebbero rovinato il farmaco, o almeno ci avrebbero provato.

Nei giorni successivi le suonatrici attendevano che gli scienziati completassero le loro rilevazioni e, quando il bracciale al polso si spegneva con un brusco ronzio alle 16.20 di ogni pomeriggio, iniziavano a suonare la nuova frequenza, alternandosi come vedette per controllare che nessuno, dal ponte della nave, si accorgesse della loro attività.

– Certo che la fonosintesi è proprio un processo affascinante – disse un giorno Noga ad Astrid, per allentare il clima di tensione in cui vivevano dall’inizio della loro attività sovversiva – Basta un’ora al giorno per alterare la chimica della sostanza prodotta dall’alga e l’aspetto esteriore rimane sempre identico!

– Buon per noi – commentò Astrid – altrimenti quel branco di cervelloni si accorgerebbe che li stiamo fregando.

– A proposito – affermò Soraya, abbassando il suo strumento – è da un po’ che non si fa vivo Morton, eppure hanno già cominciato a prelevare le alghe che stiamo facendo crescere. Secondo me, vista la fretta con cui procedono all’immagazzinamento, ci metteranno poco per concludere la raccolta.

– Non preoccupatevi – esclamò Lucy dalla sua postazione – Ho visto Morton stamattina che si aggirava tra le reti con il suo solito tablet. Si è lasciato scappare un occhiolino e mi ha riferito che la commutazione della tossina è stata avviata.

Con l’animo rinfrancato da quest’ultima affermazione, le addette continuarono a ripetere la tonalità della frequenza proibita.

Una sera, prima di concludere la giornata di lavoro, le suonatrici sentirono un rumore cigolante, come di un cavo metallico azionato per calare un pesante contenitore. I raggi obliqui del tramonto ferivano gli occhi e non permettevano di vedere bene ciò che stava succedendo. Astrid riuscì solo a distinguere le sagome in controluce degli scienziati che stavano gettando i pacchi di alghe immagazzinati negli ultimi giorni in un piccolo container, da cui fuoriusciva un denso fumo che rifletteva la luce e la rendeva ancora più abbagliante. Colsero alcuni stralci della conversazione tra i collaboratori di Prosper, che borbottavano qualcosa a proposito dell’estrazione del principio attivo da eseguire all’interno del laboratorio sulla nave.

Terminata l’ultima nota, Astrid e le altre riposero gli strumenti nel baule e si recarono alle loro case, senza spiccicare parola. Ripensavano agli scienziati usciti in gran fretta dalla nave per caricare il prezioso risultato dello sfruttamento del fondale, dei corpi, delle anime. Rimanevano ancora cinque turni di lavoro. Ognuna teneva il conto dei giorni mancanti alla fine della raccolta, alla fine del raggiro, alla dipartita della nave dalla loro piccola fetta di terra.

La mattina successiva, si recarono come di consueto al molo. Mentre arrivavano videro la nave che eseguiva lentamente le manovre per uscire dal porto. Guardarono verso le loro postazioni e le croci per terra erano sparite, del baule non c’era traccia e gli strumenti erano sparsi sulla sabbia. Astrid smarrì lo sguardo nello sguardo delle altre. Nessuna sembrava capire. La nave, da quindici giorni a quella parte non si era mai mossa, e secondo i piani si sarebbe mossa soltanto per andarsene.

Cinque giorni prima della data stabilita la nave se ne stava andando, probabilmente l’estrazione del vaccino era già cominciata. Degli scienziati, compreso Morton, nessuna traccia.

Il piano di Prosper e dei suoi era riuscito. Era bastato meno di un mese per avere migliaia di dosi di vaccino dal valore inestimabile e ora la nave era in viaggio verso comunità decisamente più ricche, che si potranno salvare acquistandolo a caro prezzo.

Quella che lo scienziato Morton aveva proposto alle suonatrici era una falsa scelta: aveva portato le suonatrici non a compromettere il vaccino e i piani di Prosper, al contrario a eseguire precisamente la frequenza necessaria a rendere l’alga utile ai loro scopi. Era davvero raro che Prosper si facesse cogliere dal cosiddetto fattore di imprevedibilità, soprattutto quando si trattava di meccanismi dell’animo umano. Era sicuro fin dall’inizio che la comunità si sarebbe nutrita dei dubbi su di lui per seguire i consigli di Morton e aveva previsto che le suonatrici si sarebbero fatte convincere a suonare la frequenza D-gamma: il finto piano B era in realtà il piano A. Prosper e gli scienziati potevano controllare la musica prodotta attraverso i braccialetti di controllo che erano sempre attivi e programmati per fingere un tempo di ricarica. Se le suonatrici avessero suonato frequenze diverse da quelle previste dal piano, gli scienziati sarebbero presto intervenuti.

Quella che lo scienziato aveva proposto alle suonatrici sembrava una vendetta accurata nei confronti del suo capo. In realtà Morton non era altro che il più fedele degli scienziati di Prosper, ma l’idea di poter colpire chi ostentava tanto lusso e prometteva ricompense e salvezza di fronte a una comunità stremata aveva accecato le musiciste.

Alle suonatrici tutto ciò che era rimasto delle promesse ricevute erano gli strumenti sulla spiaggia. Per loro la delusione era tanta e le lacrime pure, ma la consolazione, che in quel momento non potevano vedere, era stata tornare a suonare insieme. Lo avevano fatto per le persone sbagliate ma avrebbero continuato a farlo e questo era sicuramente un antidoto che avrebbe allietato loro e la comunità per i giorni a venire.