Io in dieci righe: Enrico Silvano

Tra i primi ricordi un picnic con i miei sulle Dolomiti nel posto che avevo designato “il più bello del mondo”, la nonna che festeggia dalla poltrona quando arrivo a casa sua, lo sgomento dei catechisti nello scoprire che da grande avrei voluto essere Piero Angela. Poi, in rapida successione: il polverone delle ricreazioni a scuola, un talento calcistico intermittente, il letto a castello di un ostello a Dublino e il desiderio di non tornare a casa, l’ingresso immenso della prima casa bolognese (e Giovanni aveva un cappello da Pippo), il terremoto steso sul letto, Dante in gita ad Avignone, Denis, 11 anni, appeso a un albero con la neve fino alle ginocchia e la sensazione di aver accolto con troppo entusiasmo gli scritti di certi ispirati pedagogisti. Ho iniziato a capire chi si lamenta del caldo da quando ho trascorso la prima estate in Bolognina.