Fuochi di ferragosto

Giuseppe Supino
(Italia)

F U O C H I   D I   F E R R A G O S T O

-Cos’è questo?- ho chiesto la sera di ferragosto a Giovanni. Giovanni espone i suoi quadri tutti gli anni nel suo vecchio garage ammuffito. è un garage che io definirei barocco con enormi ragnatele negli angoli a mo’ di stucchi, indorate da una polverosa e singhiozzante lampadina, con tendaggi color porpora sulle finestrelle che danno nel vicoletto puzzolente, un garage simpatico alticcio dall’odore di tappo di sughero imbevuto di vino andato a male, con le pareti lesionate e tutto screziato da parole, parolacce, proclami e disegni osceni. Lui si lamenta che non ci va nessuno alle sue mostre, e chi vuole che vada, dico io, in quel buco malsano dove tra corpi martoriati e paesaggi incolori il pessimismo è di casa? Lui dice che la vera arte non ti accarezza l’animo ma ti scuote, ma ditemi un po’ chi vuole che la sua anima venga scossa la sera di ferragosto quando per strada ci sono belle fighette e c’è la sagra della porchetta e c’è pure una bella orchestrina che ti suona il liscio in pieno Cilento? Non ha capito nulla della vita Giovanni! Ovvero ha capito tutto ma è fatica sprecata la sua perché la gente non ne vuole sapere di pippe mentali la sera di ferragosto! Ed ora eccoci me e lui di fronte ad un quadro che rappresenta un “coso” che io proprio non riesco a capire che cavolo è!

-Non riesci a capire cos’è eh guagliò?- mi dice lui.

-Un cappello?

-Non è un cappello Giusè!

-Un pezzo di merda?

-Quello lo sarai tu!

-Bhò!

-Una pietra!

-Una pietra…? Bhè sì in effetti sì è una pietra…

-è una pietra che ho trovato al fiume.

-Cosa ci trovi di interessante in una pietra?

-è bella assai, è grossa, mica è piccola! L’ho trovata al fiume. Se la vedi bene da vicino sembra una catena montuosa con altipiani, avvallamenti, dirupi. A Natale ci faccio il presepe sopra.

-Tu sei pazzo!

-Sì io so’ pazzo, so’ proprio pazzo, ih ih!

-Usciamo fuori Giovà , fa caldo qui!

Sulla strada tanta gente fa avanti e indietro sotto e luminarie e vocifera allegramente.

-Guarda che portamento!- mi dice Giovanni.

-Di chi parli?

-Di quelli che stanno passando. Guarda che portamento! Con le mani dietro la schiena, l’aria serena, il golfino e i capelli puliti!

-E mica sono straccioni come te!- Rido.

-Ridi, ridi, c’è poco da ridere…! Se vai sul campanile cosa vedi?

-Cosa vedo dal campanile?

-Sì, dal campanile, cosa vedi scemo! Ci sei mai stato tu sul campanile?

Lo guardo in modo strano.

-Allora ci sei mai stato? Sì o no?

-No!

-E sai cosa si vede dal campanile?

-No. Cosa si vede?

-Le montagne che fanno il girotondo!

-Tu sei proprio matto Giovà !

-Ma perché intorno al paese non ci sono forse le montagne che fanno un cerchio?

-Sì, sì, ci sono le montagne…- rispondo spazientito e sbuffando mi siedo su una panchina sgangherata e arrugginita addossata al muro.

-E sai cos’è questo cerchio? è il buco del culo del mondo questo cerchio! Nel mondo ci sono cose buone e cose schifose e il mondo digerisce le cose buone e defeca in questo cazzo di posto! La gente qui non le vede le cose buone!

-Stai esagerando, è un posto come un altro questo…

-Quelli là  se crepi sono contenti! Oggi ti offrono da bere e domani sono contenti se sanno che sei schiattato!

-Ma di chi parli? Fai i nomi!

-Di tutti!

-Non puoi accusare tutti…! Non so, lo trovo assurdo il tuo ragionamento.

-E se ne fottono dei miei quadri quelli schifosi lì! Io faccio ‘no scandalo! Io provoco Giusè! Perché qua l’aria deve cambiare!- Digrigna i denti Giovanni, mi guarda con occhi inviperiti e ogni tanto sputa a terra.

-Se non ci vivi bene qui, perché non te ne vai?

-Eh sì, vado, e dove vado?

-Hai i parenti al nord, vai da loro.

-Eh sì, quelli al nord pensano solo ai soldi, ai divertimenti!

-Ma insomma non ti sta bene niente Giovà ?

-Niente, niente! Non mi sta bene niente!

-Ma cosa vuoi tu dal mondo? Cosa vuoi dalla gente?

-La verità !

-La vita è un impasto di verità  e menzogna, Giovà ! E poi cos’è la verità ?

-La verità  Giusè è che se io ti stringo la mano e dico che sono tuo amico non sono contento se poi tu crepi, anzi piango, piango assai, Giusè!

-E tu pensi davvero di essere così buono?- Rimane interdetto.

-Io sono buono, quello che io faccio lo faccio per l’umanità ! I miei quadri fanno bene, solo che nessuno lo capisce.

-Mah, non so che dire.

-Guarda ‘sti professori qua che camminano, assessori, sindaco, vicesindaco, prete, politicanti! Che ne sanno ‘sta gente qua della verità ! Pensano solo a vantarsi e hanno rovinato il paese! Hai visto quanta monnezza c’è per le vie! Che schifo! E pensare che quando ero guaglione mi facevo il bagno nel fiume e ora il fiume è pieno di detersivi di monnezza e pesticidi! Ecco dove porta tutta la loro vanagloria! Politicanti del cazzo! Puah…!!

-Dai calmati, fra un poco ci sono i fuochi,- dico io e gli metto una mano sulla spalla. Giovanni si accende una sigaretta e rimane in silenzio per alcuni minuti.

-Vado a fare un giro.

-Ci vediamo fra poco guagliò,- risponde mentre si siede sulla panchina e sputa a terra.

Mi inerpico per la salita che porta alla chiesa e mi viene l’angoscia. Tutti gli anni le stesse facce! Tutti gli anni la sagra e le luminarie e i fuochi e la mostra sfigata di Giovanni! Come è ovvio pure Giovanni! Fa parte del quadretto ecco tutto! Il pazzo del paese! Povero analfabeta che si crede di essere Picasso! Eppure, eppure, quando ho bisogno di bucare quest’aria opprimente, di respirare, vado da lui, almeno lui è davvero incazzato! Cammino in mezzo alla gente ma mi sento soffocare, la folla mi opprime, non ho mai sopportato la folla! Non c’è nulla di esaltante nel vedere turisti e compaesani tirati a lucido per la festa, azzimati e abbronzati, in pantaloncini bianchi, fantasmini e infradito, perfino il sessantenne con gli occhiali da sole D&G fa un bell’effetto nel teatrino della sagra ferragostana. E che effetto fa poi l’intellighènzia paesana, ben pasciuta, in bella mostra nella pubblica piazza! Al seguito dei signorotti c’è la sempiterna paccottiglia dei plebei leccaculo. Poi ci sono gli ultimi, gli emarginati, quelli che fanno un lavoro dignitoso ma sono timidi e i leccaculo proprio non li sanno fare, sono quelli che votano la persona sbagliata alle elezioni e non usufruiranno mai di nessun favore. è gente che comunque non sa la passa male, si accontenta di vegetare tra le pareti domestiche e di zappare l’orticello. Ci sono infine gli ultimi degli ultimi, gli ubriaconi, extracomunitari e non, e i pazzi come il mio amico Giovanni che va ciabattando per le strade in cerca di cartoni e pietre e cicche da fumare. A ferragosto le caste fanno un bel falò sotto i fuochi e le luminarie, nella calca si confondono, si toccano ma sono per sempre e irrimediabilmente separate tra loro. E non mi venissero a dire che siamo in una società  multietnica quando anche tra noi che abbiamo lo stesso colore della pelle esistono barriere che non abbiamo il coraggio di abbattere! Multietnica è sì sulla carta la nostra società  ma lo è poi nei fatti? Siamo ben lontani dal considerarci tutti fratelli! Rimuginando su queste cose, raggiungo la piazza e osservo attentamente la gente e ad un tratto mi chiedo: “Posso accusarli? Chi sono io? Non sono forse come loro io? Cosa faccio di tanto speciale? Sono solo scappato ecco tutto! C’è da impazzire! Che diritto ho di giudicare? Eppure tutti si lamentano. Allora dove sta il male se tutti si lamentano? La colpa è un po’ di tutti perché è facile parlare ma poi sono pochi quelli che alzano le chiappe e si rimboccano le maniche! E riescono a fare qualcosa quei pochi? No, li mettono a tacere quei pochi! L’intellighènzia li mette a tacere! Il male sta nella tradizione! Guai a non tener conto della tradizione! Guai a violare la religione dei padri! E tu, Giusè, che tanto parli, cosa fai di buono? Ma perché mi faccio ‘ste domande? Goditi la festa Giusè…! No, no, io non devo parlare con Giovanni, mi mette sempre in crisi quel matto…! Come mi piaceva la festa di ferragosto quando ero piccolo! Ora perché non mi piace più? Perché non provo più quelle sensazioni? Sei diventato grande Giusè, sei maturato! è questo il prezzo da pagare per diventare maturi: diventare schifosi nichilisti, pezzi di ghiaccio ambulanti? Mi gira la testa, la solita crisi di panico! Tutta ‘sta gente mi fa girare la testa! Tutti sono felici, io non lo sono, perché? Forse pure loro sembrano felici ma non lo sono…chissà …” Penso e penso e cammino veloce e vedo ombre, ombre dappertutto, e ridono e parlano e all’improvviso con un botto si illuminano! Nel cielo scoppia la gioia dei cuori! La gioia di ferragosto! Girandola di luci nel cielo e botti e fischi e tutti col naso all’insù! Infastidito, frastornato, ritorno da Giovanni, almeno lui è incazzato per davvero!

-Li hai visti i fuochi d’artificio?- mi fa Giovanni venendomi incontro e mi abbraccia. Io resto immobile, come inebetito.

-Li hai visti i fuochi Giusè?- Ride Giovanni coi suoi pochi denti gialli e la sua pancia villosa coperta appena dalla piccola canottiera bucata e macchiata sussulta. Volto ondulante di Giovanni sotto i fuochi! Tutto crepita, gira, è ferragosto!

-La vuoi vedere la pietra?- urla Giovanni. Per via dei botti lo sento appena.

-Cosa?

-La pietra! Scemo!

-Ah sì, la pietra…

-La vuoi vedere?

-Sì, sì…

-è grossa Giusè!- Allarga le braccia per farmi vedere quant’è grande la sua pietra.

-Sembra una montagna Giusè! La vuoi vedere? è sull’armadio Giusè! La vado a prendere, la porto qui!

Apre la porta di casa sua a fianco del garage e sale per le scale. La porta rimane aperta, si vede l’androne illuminato. Intanto i botti continuano e all’improvviso un botto diverso, sordo, e poi un urlo…! Mi precipito per le scale, attraverso la cucina e vado poi in camera da letto…Giovanni è sotto l’armadio che tarlato e malfermo si è schiantato e ha fatto un botto pure lui. Giovanni è in una pozza di sangue e vicino alla sua testa c’è la grande pietra-montagna. Ora Giovanni è nella sua pietra-montagna e corre tra altipiani e avvallamenti e forse ride sereno con le braccia allargate e, forse, ha smesso di lamentarsi una buona volta e per tutte!