Bus 25

Cristian Grigatti
(ITALIA)

B U S  25

volti vanti e cattedrali,

cravatte corsetti e pied-a-terre…

…beni bisogni e spasmi,

bidonville bombe e fantasmi.

Colazione caffè e bus numero 25.

Una mattina soffocata dalla routine e affollata dei soliti volti e dai soliti vanti. Questa volta Marco è aggrappato al bianco tubo smaltato del bus 25. Altri preferiscono l’appiglio mobile di finta pelle che penzola dai tubi. La carovana si muove e ogni passeggero ha nei muscoli dell’avambraccio la sicurezza della presa.

Tutti appaiono felici sul bus 25. Ognuno riceve in dono la stabilità  precaria che deriva dal conoscere le vicende degli altri. Tutti cercano indizi sulla vita dei passeggeri per sentire che la propria è migliore o meno peggio di quella degli altri. Chi si crede più fortunato gradisce esibirsi ad ascoltatori vogliosi per suscitare invidia.

L’Azienda Pubblica Trasporti fornisce il bus 25 di un monitor con le notizie turistiche che scorrono. ” PINACOTECA NAZIONALE da mar. a dom. 9.00-19.00 – chiuso: lunedì non festivi, Natale, Capodanno e 1° maggio; Ingresso: intero Euro 4.00; ridotto Euro 2.00 per visitatori provenienti dai paesi della CEE “.

Il tutto per deliziare lo spostamento casa-lavoro dei passeggeri e, soprattutto, ricordarci che è conveniente entrare nella Comunità  Europea.

I quotidiani gratuiti sono la lettura preferita sul bus 25. Gli occhi sprofondano tra le pagine dello sport, della cronaca e della politica. Le notizie politiche che vanno a ruba sono, appunto, le malversazioni di denaro pubblico e le inefficienze della pubblica amministrazione. Come negli anni 60 si bramano “cattedrali nel deserto” per coniugare le accuse di tutti. Sono queste le notizie che rompono il silenzio degli sguardi curiosi e consentono la comunicazione verbale. La pagina degli spettacoli locali e delle “piccole occasioni” è analizzata con estremo interesse. In quegli annunci uomini squattrinati realizzano i loro sogni infantili con pochi spiccioli. Giovani donne annoiate cercano le novità  al teatro, al cinema, e anche nuovi ristoranti da imporre ai loro uomini vinti dall’accidia e dalla sonnolenza da poltrona.

I cellulari suonano in quell’angusto spazio in movimento.

Le orecchie nel bus 25 si drizzano e la mente trova il suo nutrimento. Le suonerie più disperate invadono ogni interstizio senza alcun rispetto della creatività  di famosi compositori ormai dimenticati ai più. Musiche da reclame frammiste a composizioni classiche rievocate alla bisogna di nuovi prodotti da pubblicizzare.

Alcune parole sono proferite a voce alta: “No caro, ti sbagli!, quest’anno li ospitiamo noi nella villa in Sardegna…” ; “Abbiamo concluso l’affare!!.Volerò a Parigi per siglare l’accordo”; ” Signorina!! Occorre la business class per Madrid alle 20.00…mi dia conferma appena fatto “; ” Le mie cravatte sono rimaste in ufficio ?” .

Nel bus 25 gli uomini osservano le scollature procaci di giovani impiegate preparate a puntino per la giornata lavorativa. Fa caldo e le bianche trasparenze di abitini alla moda facilitano la malizia di sguardi primitivi e voraci. L’organza bianca mostra vivaci corsetti di seta nera perfetti per gli appetiti di famelici uomini d’affari. Dai jeans a vita bassa escono tanga dai colori inusitati e le bianche trasparenze del lino incitano lascivi pensieri.

Per fortuna l’Azienda Pubblica Trasporti ricorda a tutte di fare attenzione alle “molestie e ai borseggi”.

Il bus 25 si ferma, le porte scorrevoli si aprono. Tutti gli occhi si dirigono verso l’entrata. Il calpestio proviene dal fondo, forse un paio o più persone. Un strattone tira Marco e il suo sguardo piega su un uomo distinto e in doppio petto che immediatamente si scusa. ” Qualcuno ha spintonato da dietro!! ” dice. Marco lo riconosce: è il vecchio compagno di università  Andrea B., detto Ballo. Laureato in corso, intelligente e creativo, con due parole trovava una ragazza disposta starci. Nel tempo libero barista al Nu-jazz club; il suo terreno preferito per le conquiste, anche oltre la quarantina.

Marco: ” Ehi! come va Ballo? “.

Ballo: ” Non c’è male! Torno ora dall’ufficio! Devo andare diretto a casa!”.

Marco: ” Come mai tutta questa fretta?”.

Ballo: ” Ho promesso a Francesca che l’avrei portata a vedere quello spettacolo………come si chiama ???…..quello…quello che danno a teatro…Bah! non ricordo cosa… ma so di averglielo promesso!”.

Marco: “La Francesca ???”.

Ballo: ” Non lo sai??? è un paio d’anni che siamo sposati!”.

Marco: ” Sul serio Ballo ? Tu???… non lo avrei mai detto!!”.

Ballo: ” Si! proprio io! Pensa siamo perfino andati a vivere nella casa dei suoi! Quasi non riesco a crederci neanche io ma…sai com’è!! il tempo passa e bisogna sistemarsi!… però quel pied-a-terre……dei tempi dell’università  ce l’ho ancora in affitto! Sai… non si sa mai….potrei averne bisogno per i miei incontri di ……lavoro…..”.

Marco: ” Beh! Ballo…. direi……un matrimonio perfetto!”.

Ballo: ” Ciao Marco, ora devo scendere…..Al prossimo bus 25 allora!!”.

Marco: ” Si!, al prossimo…”.

Il bus 25 riparte.

Tra le persone salite con Ballo vi sono altre storie in cui ficcare occhi e orecchie.

Una donna di origine indiana, con ciabatte e piedi giallastri raggiunge Marco dal fondo del bus e lo affianca. Nelle mani due borse di plastica stracolme – quasi a rompersi – di prodotti alimentari. Con cura materna la donna appoggia le buste sul pavimento e riposa le braccia preoccupandosi della stabilità  dei suoi preziosi prodotti.

Da ogni parte gli sguardi si intrufolano nelle borse della spesa. Cercano di capire gli oggetti acquistati.

Le confezioni sponsorizzate sono le più desiderate. Evitano sforzi agli occhi e si intuisce subito l’acquisto; spesso erroneamente.

Abbigliamento, profumeria, orologeria, occhialeria, telefonia e tutto il resto. Le buste difficili sono le “innominate” di carta riciclabile dei prodotti alimentari; di color marrone e coi bordi a merletti. La storica macelleria del centro impone il proprio marchio su queste buste mentre il “pakistano” appena aperto usa vaschette di polistirolo.

Il megastore di hamburger e di morte giustamente specifica ovunque la propria identità .

Le borse della donna escono da un discount alimentare e contengono beni di prima necessità  per bisogni primari di una famiglia numerosa. Marco scorge un cartone del latte, tre pacchi di riso, uova e pane incelofanato.

Una famiglia che ha lasciato la propria terra per pacificare spasmi famelici di figli in cerca di cibo e per fuggire da bidonville troppo spesso assediate da bombe detonate senza motivo.

Ancora una volta il silenzio degli sguardi curiosi ed il lavorio sottobanco delle orecchie è in frantumi. Il trillo insistente di un cellulare spezza il silenzio che si ricompone ogni volta che le note prendono fiato. Uno, due, tre, quattro volte la sequenza viene ripetuta e nessuno la interrompe. Lo sguardo di Marco si alza, gira intorno, segue il trillo mozartiano alla ricerca della fonte del suono. Anche altri passeggeri ruotano le teste di 180 gradi per cercare l’amato colpevole.

Tutti pronti ad ascoltare l’imminente telefonata.

Il Bus 25 è deluso, alla quarta ripetizione il trillo muore, nessuno ha risposto e nessuno ha individuato il passeggero.

Ancora in piedi e immobile Marco abbassa lo sguardo su due teste. La prima è grigia coi capelli avvolti sulla nuca e tenuti insieme da un cammeo bianco su sfondo nero. La seconda è un copricapo di tela rossa aderente da cui fuoriescono due orecchini di perla. La testa grigia tiene tra le mani il prezioso quotidiano gratuito la cui testata recita: “ANCORA VIOLENZA ALBANESE. GIOVANE DONNA VIOLENTATA IN PIENO GIORNO”. Il cammeo bianco si sposta; la papalina rossa pure.

Testa grigia: ” Mio Dio questi Albanesi!”.

Papalina rossa: ” La capisco signora! Anche io ho una figlia”.

Testa grigia: ” Non hanno un lavoro e sono in giro tutto il giorno”.

Papalina rossa: ” Non so come riescano a vivere”.

Testa grigia: ” Sono tutti uguali questi extracomunitari!!! “.

Il cammeo bianco raccoglie e tiene ferme le trasmissioni neurali. è il sigillo di garanzia dell’autorevolezza dell’esperienza. Tra quei neuroni in libertà  Marco continua a fissare la rossa papalina parlante.

Sul bus 25 ci sono anche fantasmi qualunque.

Inatteso il trillo mozartiano ritorna. Una, due, tre volte: il suono si ripete identico. Le orecchie di Marco e degli altri passeggeri sono di nuovo catturate. Le teste roteanti continuano la ricerca interrotta, occhi camaleontici questa volta non lasciano angoli bui. Le orecchie di Marco attendono la risposta telefonica, l’occhio cade sicuro sul passeggero seduto poco prima della porta centrale. è un uomo sulla quarantina, capelli neri, occhiali scuri e una cravatta sbagliata. Sul sedile dalla parte del finestrino tiene le braccia sul petto. Le gambe divaricate e la schiena sprofondata trasmettono la comodità  della posa.

Tutto il bus 25 ora lo osserva.

Gli sguardi sono lame conficcate in quel corpo.

Nuovamente il trillo ripete se stesso e sempre uguale per la quarta, la quinta, la sesta volta.

Le facce dei passeggeri tradiscono insofferenza, nasi arricciati come cannoni puntano il bersaglio. Testa grigia e papalina rossa si scambiano reciproci sguardi per condividere una nuova strategia comune. L’insofferenza collettiva sale e la protesta riempie la carovana: ” Insomma! Non se ne può più!!! “, ” Che maleducazione!!! è intollerabile”, ” Ma allora!!! vuole rispondere!!!, ” Ora basta però!!! è insopportabile!!! Non possiamo resistere oltre!!! “.

Nonostante la pioggia di proteste l’uomo rimane fermo e impassibile. Le sue braccia sono immobili e richiuse sul petto. La comodità  della posa intatta. Gli occhiali neri ancora rivolti nella direzione di marcia.

Nel frattempo il bus 25 è giunto al capolinea.

Tutte le porte sono spalancate. Il motore è acceso ma nessuno spostamento; solo la vibrazione del bianco tubo smaltato tra le mani di Marco.

Il trillo inspiegabilmente tace e la partitura mozartiana è incompiuta nella polifonia del cellulare.

I passeggeri ora sono silenti e puntano gli occhi verso l’autista che si è alzato in piedi davanti a tutti. Il corridoio centrale è il proscenio del bus 25. La mano dell’autista piega verso il cappello dell’Azienda Pubblica Trasporti mentre le tre dita nel mudra1 papale afferrano la visiera. In una compiaciuta riverenza il cappello scopre la testa e disegna un ampio semicerchio nell’aria.

Con diabolica soddisfazione l’autista sogghigna: ” Chapeau !!!!!!2


1) Mudra è letteralmente “gesto, sigillo”, ed in sanscrito si riferisce alla posizione delle dita delle mani di una statua. I Mudra esprimono, attraverso dei gesti, le caratteristiche principali di una Divinità o la forma in cui essa si manifesta agli uomini, assumendo così, sia nell’Induismo che nel Buddhismo, una valenza simbolica.
2) Chapeau (cappello): nel linguaggio sportivo per esprimere grande ammirazione.(De Mauro il dizionario della lingua italiana)