Terzo posto per Gassid al Premio città di Villaricca con il romanzo “Fame quotidiana”

Congratulazioni a Gassid Babilonia, che abbiamo conosciuto alla edizione 2011 del laboratorio di scrittura creativa interculturale Eks&Tra, tenuto dalle scrittrici Christiana de Caldas Brito, Livia Bazu e Pina Piccolo, con la direzione scientifica del prof. Fulvio Pezzarossa, dell’Università di Bologna.

Gassid si è aggiudicato il terzo posto alla nona edizione de “Il Racconto nel cassetto – Premio città di Villaricca”. Gassid, che all’anagrafe  è l’iracheno Kassad Mohammed Hossein Hoseini, ha presentato  il romanzo “Fame Quotidiana”, un lavoro che affronta i temi dell’emarginazione sociale, del razzismo e del contrasto fra l’opulenza e la miseria. “Il Racconto nel cassetto – Premio città di Villaricca” è il prestigioso concorso letterario nazionale per scrittori emergenti organizzato e finanziato (con un montepremi di diecimila euro e la pubblicazione dei lavori) dalla onlus ALI, in collaborazione con la casa editrice Cento Autori.  Due, anche quest’anno, le sezioni in gara: “Racconti e romanzi brevi”, e “Fiabe e storie per bambini”, per un totale di quasi mille partecipanti provenienti da tutte le regioni d’Italia e anche dall’estero.

Da Gassid riceviamo e volentieri pubblichiamo:
Giro questa piccola bella notizia, con il piacere di condividere questa mia piccola soddisfazione con voi 🙂
il link di Youtube :-
il link dell’articolio :-
Buonagiornata.
Gassid 
 

Estratto da:

Fame quotidiana

di Kassad Mohammed Hossein Hoseini

[…]

Da noi si dice che il lavoro è un onore, qualsiasi lavoro”. Poi arcuò le sopracciglia e mosse le labbra, come se le preparasse a un sorriso “Sai che se voi viveste un anno nel mio paese per fare quello che facevo io, vivere la vita che vivevo io sicuramente sareste ritornati qui in Italia a fare qualsiasi lavoro, e avreste smesso di lamentarvi” le disse “lui” lasciando sfuggire un ghigno. “Hai probabilmente ragione” disse lei, “per noi è molto difficile immaginare la vostra vita. Sai è molto difficile immedesimarsi nelle situazioni di un’altra persona, nessuno può sentire ciò che sente l’altro”.

“Io ero il primogenito” continuò “lui”, “Toccò a me, dopo la morte di mio padre, il trono della miseria. Sai che l’eredità che lasciano i genitori è la responsabilità più pesante e grave. Da mio padre ho avuto in eredità otto cose: cinque fratelli e tre “sappi”.

“cosa saranno questi tre sappi?ribatté lei sorridendo.

“Mi ricordo” rispose lui, dopo aver bevuto un sorso di caffè “quando mio padre, quasi in punto di morte, spense la sigaretta nel posacenere, come tutti i miseri che non smettono mai di fumare finché non gli si toglie la vita, poi mi prese la mano e mi disse: figlio mio sappi che la felicità è irraggiungibile perché non è una meta, e non è un oggetto che puoi ottenere.

Figlio mio sappi che la vita è fatta di passaggi, quindi non lasciarti andare troppo da un passo, sia felice sia triste, perché nel prossimo varco che farai lascerai il primo dietro, e ciò che lasci dietro non lo puoi mai recuperare perché il passato è un sogno, per quanto puoi riviverlo nelle buie vie della tua memoria, immagini interrotte, ma rimane sempre come un sogno.

Infine, sappi che la vita senza la morte non ha nessun senso, e sarebbe stata troppo banale. Il valore di una cosa lo valuti grazie al suo opposto, se la sera è bella, è perché c’è il giorno e viceversa, e se il bello è bello è perché c’è il brutto, altrimenti non ci sarebbe stata la bellezza. Per questo si può dire che la malinconia non è tanto brutta, perché ti fa scoprire la felicità, ma anche ti aiuta a toccare parti del tuo essere, ai quali non saresti arrivato senza tristezza e malinconia, e queste parti sono molto importanti nel costruirti e completare il tuo essere”.

“Sembrava molto saggio tuo padre” notò lei. Lui sorrise, e dopo un minuto di silenzio proseguì

“Avevo pensato molto all’ultima frase detta da mio padre, quando mi disse che la vita senza la morte non avrebbe nessun senso, e sarebbe stata troppo banale. “Voleva dare senso e importanza alla sua vita, povero papà” desunse “lui”, sforzandosi di fare un sorriso “non aveva fatto nulla nella sua vita oltre che soffrire, e per renderla, comunque, sensata aveva inventato questa teoria. Penso che lui sia assai nobile, sai, il mio buon papà, voleva stimare le vite di tutti. La vita dei miseri, degli stupidi, dei pazzi, di coloro che la trascorrono tutta in prigione perché magari avevano rubato per poter vivere, di coloro che la passano a zappare la terra, di quelli che la passano a servire delle persone schifose, a tutte queste vite lui voleva dare un senso, un pregio, anche a quella sua e perfino alla mia. Beh, la morte c’è, sia per rendere sensata la vita o no, c’è comunque. Chissà se aveva ragione in questa sua geniale idea, il mio povero papà, il filosofo dei miseri, tanto in questo mondo non c’è nessuna verità assoluta. L’unica verità assoluta, a mio avviso, è che: non c’è una verità assoluta in questo mondo” filosofeggiava “lui”.

Lei fece una spalluccia e disse “Sinceramente non so chi sia il filosofo tra voi due”. “In realtà” commentò lui “tutti siamo filosofi e tutti diciamo tante cose sensate nella vita, ma la maggior parte di noi porta con sé la sua filosofia nella tomba. Quelli che diventano scrittori e filosofi famosi sono coloro che riescono a convincere un editore a pubblicare ciò che dicono. Chissà quanti libri interessanti e quante teorie non hanno mai visto la luce, e altri molto meno sensati sono invece diventati capolavori!”.