Premessa edizione 2004

“La via è l’arte dell’incontro” scriveva De Moraes e Gezim Hajdari, poeta italiano e albanese di oggi, aggiunge: “Tutti siamo migranti ed esuli sulla terra e dobbiamo insegnare a tutti ad essere migranti, esuli e stranieri nello spazio e nel tempo sulle orme di Ulisse e di Abramo, se vogliamo costruire una Europa giusta, pacifica, senza muri, prospera e tollerante”.
Per un tibetano “essere” vuol dire “viandante senza una meta”, per un arabo “vivere” vuol dire “essere abitatore di tende”. Non a caso i grandi poeti e mistici arabi (Rumi, Khayyam, Saadi) erano dei grandi viandanti.
Le grandi civiltà non sono state altro che intrecci di diversità e di scambi. Nel II secolo a. C. la cultura romana entrò in contatto con quella greca più raffinata. Iniziò la ellenizzazione della cultura europea fino in Alessandria d’Egitto. Negli ambienti romani si parlava il greco, come più tardi in Europa si parlava latino. Nel suolo italiano troviamo tracce dei fenici, greci, arabi, normanni, spagnoli, longobardi, bulgari, franchi, goti, saraceni, slavi, sloveni e albanesi. La musica indiana ha contaminato l’Occidente e influenzato intere generazioni di rockers, perché è il luogo delle diversità, delle tradizioni, della spiritualità, della meditazione. Il tango argentino, il blues, il jazz sono prodotti di diverse mescolanze umane, riti, colori, tradizioni. La musica di Bregovig è una mescolanza di suoni balcanici.
Un mosaico di influenze è anche la letteratura latinoamericana: c’è dentro del latino, del greco, del germanico, della negritudine, dell’olandese, dell’inglese, dell’ebreo. Tutta la civiltà mediterranea non è altro che intrecci, mescolanze, scambio tra individui e popoli e lingue diverse.
La singolarità non è un valore; la pluralità è un valore, finché nel mondo esistono individui diversi e popoli diversi. Lapidario è il detto di Le Goff: “La ricchezza culturale non deriva dalla purezza, ma dalla mescolanza”.

La letteratura italofona

Gli esempi storici fin qui riportati richiamano al fatto che la letteratura italiana sarà destinata ad aprire le frontiere per accogliere letterati, non più di origine italiana, ma che hanno trovato in Italia e nella lingua italiana una seconda patria, diventando così italofoni.
Questa evoluzione è già in atto nei paesi coloniali, come la Francia, dove la letteratura beur, cioè le opere in francese scritte da letterati provenienti dal Maghreb sono già un fenomeno affermato e di successo, come dimostra lo scrittore Tahar Ben Jelloun. Oppure nel Regno Unito dove esistono esempi illustri come Salman Rushdie.
In Italia quella della migrazione è una letteratura emergente, ed i primi esempi di scrittura italofona si hanno all’inizio degli Anni ’90, con Saidou Moussa Ba con “La promessa di Hamadi” e Salah Methnani con “Immigrato”.
E’ una letteratura quindi che deve essere studiata al pari di qualsiasi altra letteratura e che in più offre anche la possibilità di approfondimenti sull’evoluzione della società italiana.