Sono una campana di mare

di silenzio e di voci

chiuso nel Tempo come un eremita

nessun Dio sente i miei suoni

di acqua e di fuoco

in Occidente

ogni primavera che passa

è una condanna che si rinnova

ed io

scavato dalla nostalgia

così trascorro le notti italiane

senza spiriti

e i meriggi senza falchi nei cieli

da anni in ansia e la paura di morire

ingannato dalle voci di altri mari

richiamo volti conosciuti che non tornano

(non torneranno mai!)

sterili sono i miei sogni

nel buio della stanza sgombra

come i giorni clandestini

nascosti dietro i vecchi alberi.

 

Quando finirà questa condanna.

Ogni giorno si ripete uguale

di fronte a strane figure

mai prima apparse

sfiorate dal sangue.

Nelle notti buie

(dai campi lontani

senza infanzia)

giungerò, pentito,

con il mio corpo invecchiato

come gli alberi delle cooperative agricole

di una volta.

 

Nessuna donna

ha chiamato

il mio nome

in questo paese.

 

Sempre più soli

in Occidente:

io

e il mio corpo.

 

Madre

ho perso

la mia Valigia!

in Occidente.

 

Mi sono rinchiuso

nel mio corpo

nascondendo le mie ferite

e i miei segreti.

Che cosa aspetto io

in questa stanza sgombra?

Il mio grido

si piega nel Nulla

dietro colonne

di pioggia.

 

Padre

perché sempre più tenebrosi

i miei pensieri

in Occidente?

 

 

 


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