Pace in parole migranti

Pace in Parole Migranti, di autori vari © BESA Editrice

il volume è un’antologia di racconti e poesie i cui autori sono i vincitori dell’edizione 2002 del concorso Eks&Tra.
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Parole di pace da chi per la guerra è stato costretto a fuggire, migrante non per scelta ma per destino. Parole inusuali per guerre sempre uguali a se stesse: nella ex Yugoslavia, in Africa, in ogni luogo dopo l’11 settembre.

Sono tanti i destini di esuli dalle guerre che si intrecciano in questa antologia di parole di pace che ci giungono da culture diverse, attraverso le opere vincitrici del premio letterario Eks&Tra.

Il destino di Ivan, bambino in guerra nella ex Yugoslavia, che decide di smettere di lavarsi finchè non tornerà il padre, costretto a partire militare. La sua è una protesta del cuore contro conflitti giocati dai potenti sulle teste dei più piccoli.

Il destino di Chaki, operaio in un’industria del nord-Italia, additato da tutti come “terrorista” per il solo fatto di essere musulmano e colpevole, comunque, a prescindere dalle sue colpe.

Il destino di Nevrì Gogol, nome abissino del ghepardo simbolo della dignità africana ridotta in schiavitù, che dalla sua gabbia ammonisce: “Non sentirti mai umiliata, adesso che sai che la dignità la perde solo chi la toglie”.

Il destino di una bambina nata in Cambogia dalla parte sbagliata, dalla parte dei khmer rossi oppressori, che verrà curata e cresciuta da una famiglia perseguitata dal regime. Diventerà simbolo incarnato di pace: Shanti, in lingua indiana.

Grida accorate a tutte le genti per non dimenticare, come scrive Cesare Pavese, che “ogni guerra è una guerra civile: ogni caduto somiglia a chi resta, e gliene chiede ragione”.

Sono inni alla pace scritti da chi ha subìto gli “effetti collaterali” delle guerre.

Per questo meritano di essere letti: sono lo sguardo dei popoli attraverso le parole delle donne e dei bambini.