volti vanti e cattedrali,
cravatte corsetti e pied-a-terre...
...beni bisogni e spasmi,
bidonville bombe e fantasmi.
Colazione caffè e bus numero 25.
Una mattina soffocata dalla routine e affollata dei
soliti volti e dai soliti vanti. Questa volta Marco è aggrappato al bianco tubo
smaltato del bus 25. Altri preferiscono l'appiglio mobile di finta pelle che
penzola dai tubi. La carovana si muove e ogni passeggero ha nei muscoli
dell'avambraccio la sicurezza della presa.
Tutti appaiono felici sul bus 25. Ognuno riceve in
dono la stabilità precaria che deriva dal conoscere le vicende degli altri.
Tutti cercano indizi sulla vita dei passeggeri per sentire che la propria è
migliore o meno peggio di quella degli altri. Chi si crede più fortunato
gradisce esibirsi ad ascoltatori vogliosi per suscitare invidia.
L'Azienda Pubblica Trasporti fornisce il bus 25 di
un monitor con le notizie turistiche che scorrono. " PINACOTECA NAZIONALE da
mar. a dom. 9.00-19.00 - chiuso: lunedì non festivi, Natale, Capodanno e 1°
maggio; Ingresso: intero Euro 4.00; ridotto Euro 2.00 per visitatori provenienti
dai paesi della CEE ".
Il tutto per deliziare lo spostamento casa-lavoro
dei passeggeri e, soprattutto, ricordarci che è conveniente entrare nella
Comunità Europea.
I quotidiani gratuiti sono la lettura preferita sul
bus 25. Gli occhi sprofondano tra le pagine dello sport, della cronaca e della
politica. Le notizie politiche che vanno a ruba sono, appunto, le malversazioni
di denaro pubblico e le inefficienze della pubblica amministrazione. Come negli
anni 60 si bramano "cattedrali nel deserto" per coniugare le accuse di tutti.
Sono queste le notizie che rompono il silenzio degli sguardi curiosi e
consentono la comunicazione verbale. La pagina degli spettacoli locali e delle
"piccole occasioni" è analizzata con estremo interesse. In quegli annunci uomini
squattrinati realizzano i loro sogni infantili con pochi spiccioli. Giovani
donne annoiate cercano le novità al teatro, al cinema, e anche nuovi
ristoranti da imporre ai loro uomini vinti dall'accidia e dalla sonnolenza
da poltrona.
I cellulari suonano in quell'angusto spazio in
movimento.
Le orecchie nel bus 25 si drizzano e la mente trova
il suo nutrimento. Le suonerie più disperate invadono ogni interstizio senza
alcun rispetto della creatività di famosi compositori ormai dimenticati ai più.
Musiche da reclame frammiste a composizioni classiche rievocate alla bisogna di
nuovi prodotti da pubblicizzare.
Alcune parole sono proferite a voce alta: "No caro,
ti sbagli!, quest'anno li ospitiamo noi nella villa in Sardegna..." ; "Abbiamo
concluso l'affare!!.Volerò a Parigi per siglare l'accordo"; " Signorina!!
Occorre la business class per Madrid alle 20.00...mi dia conferma appena fatto ";
" Le mie cravatte sono rimaste in ufficio ?" .
Nel bus 25 gli uomini osservano le scollature
procaci di giovani impiegate preparate a puntino per la giornata lavorativa. Fa
caldo e le bianche trasparenze di abitini alla moda facilitano la malizia di
sguardi primitivi e voraci. L'organza bianca mostra vivaci corsetti di seta nera
perfetti per gli appetiti di famelici uomini d'affari. Dai jeans a vita bassa
escono tanga dai colori inusitati e le bianche trasparenze del lino incitano
lascivi pensieri.
Per fortuna l'Azienda Pubblica Trasporti ricorda a
tutte di fare attenzione alle "molestie e ai borseggi".
Il bus 25 si ferma, le porte scorrevoli si aprono.
Tutti gli occhi si dirigono verso l'entrata. Il calpestio proviene dal fondo,
forse un paio o più persone. Un strattone tira Marco e il suo sguardo piega su
un uomo distinto e in doppio petto che immediatamente si scusa. " Qualcuno ha
spintonato da dietro!! " dice. Marco lo riconosce: è il vecchio compagno di
università Andrea B., detto Ballo. Laureato in corso, intelligente e creativo,
con due parole trovava una ragazza disposta starci. Nel tempo libero barista al
Nu-jazz club; il suo terreno preferito per le conquiste, anche oltre la
quarantina.
Marco: " Ehi! come va Ballo? ".
Ballo: " Non c'è male! Torno ora dall'ufficio! Devo
andare diretto a casa!".
Marco: " Come mai tutta questa fretta?".
Ballo: " Ho promesso a Francesca che l'avrei
portata a vedere quello spettacolo.........come si chiama ???.....quello...quello che
danno a teatro...Bah! non ricordo cosa... ma so di averglielo promesso!".
Marco: "La Francesca ???".
Ballo: " Non lo sai??? è un paio d'anni che siamo
sposati!".
Marco: " Sul serio Ballo ? Tu???... non lo avrei mai
detto!!".
Ballo: " Si! proprio io! Pensa siamo perfino andati
a vivere nella casa dei suoi! Quasi non riesco a crederci neanche io ma...sai
com'è!! il tempo passa e bisogna sistemarsi!... però quel pied-a-terre......dei tempi
dell'università ce l'ho ancora in affitto! Sai... non si sa mai....potrei averne
bisogno per i miei incontri di ......lavoro.....".
Marco: " Beh! Ballo.... direi......un matrimonio
perfetto!".
Ballo: " Ciao Marco, ora devo scendere.....Al
prossimo bus 25 allora!!".
Marco: " Si!, al prossimo...".
Il bus 25 riparte.
Tra le persone salite con Ballo vi sono altre
storie in cui ficcare occhi e orecchie.
Una donna di origine indiana, con ciabatte e piedi
giallastri raggiunge Marco dal fondo del bus e lo affianca. Nelle mani due borse
di plastica stracolme - quasi a rompersi - di prodotti alimentari. Con cura
materna la donna appoggia le buste sul pavimento e riposa le braccia
preoccupandosi della stabilità dei suoi preziosi prodotti.
Da ogni parte gli sguardi si intrufolano nelle
borse della spesa. Cercano di capire gli oggetti acquistati.
Le confezioni sponsorizzate sono le più desiderate.
Evitano sforzi agli occhi e si intuisce subito l'acquisto; spesso
erroneamente.
Abbigliamento, profumeria, orologeria, occhialeria,
telefonia e tutto il resto. Le buste difficili sono le "innominate" di carta
riciclabile dei prodotti alimentari; di color marrone e coi bordi a merletti. La
storica macelleria del centro impone il proprio marchio su queste buste mentre
il "pakistano" appena aperto usa vaschette di polistirolo.
Il megastore di hamburger e di morte giustamente
specifica ovunque la propria identità .
Le borse della donna escono da un discount
alimentare e contengono beni di prima necessità per bisogni primari di una
famiglia numerosa. Marco scorge un cartone del latte, tre pacchi di riso, uova e
pane incelofanato.
Una famiglia che ha lasciato la propria terra per
pacificare spasmi famelici di figli in cerca di cibo e per fuggire da bidonville
troppo spesso assediate da bombe detonate senza motivo.
Ancora una volta il silenzio degli sguardi curiosi
ed il lavorio sottobanco delle orecchie è in frantumi. Il trillo insistente di
un cellulare spezza il silenzio che si ricompone ogni volta che le note
prendono fiato. Uno, due, tre, quattro volte la sequenza viene ripetuta e
nessuno la interrompe. Lo sguardo di Marco si alza, gira intorno, segue il
trillo mozartiano alla ricerca della fonte del suono. Anche altri passeggeri
ruotano le teste di 180 gradi per cercare l'amato colpevole.
Tutti pronti ad ascoltare l'imminente telefonata.
Il Bus 25 è deluso, alla quarta ripetizione il
trillo muore, nessuno ha risposto e nessuno ha individuato il
passeggero.
Ancora in piedi e immobile Marco abbassa lo sguardo
su due teste. La prima è grigia coi capelli avvolti sulla nuca e tenuti
insieme da un cammeo bianco su sfondo nero. La seconda è un copricapo di tela
rossa aderente da cui fuoriescono due orecchini di perla. La testa grigia tiene
tra le mani il prezioso quotidiano gratuito la cui testata recita: "ANCORA
VIOLENZA ALBANESE. GIOVANE DONNA VIOLENTATA IN PIENO GIORNO". Il cammeo bianco
si sposta; la papalina rossa pure.
Testa grigia: " Mio Dio questi Albanesi!".
Papalina rossa: " La capisco signora! Anche io ho
una figlia".
Testa grigia: " Non hanno un lavoro e sono in giro
tutto il giorno".
Papalina rossa: " Non so come riescano a vivere".
Testa grigia: " Sono tutti uguali questi
extracomunitari!!! ".
Il cammeo bianco raccoglie e tiene ferme le
trasmissioni neurali. è il sigillo di garanzia dell'autorevolezza
dell'esperienza. Tra quei neuroni in libertà Marco continua a fissare la rossa
papalina parlante.
Sul bus 25 ci sono anche fantasmi
qualunque.
Inatteso il trillo mozartiano ritorna. Una, due,
tre volte: il suono si ripete identico. Le orecchie di Marco e degli altri
passeggeri sono di nuovo catturate. Le teste roteanti continuano la ricerca
interrotta, occhi camaleontici questa volta non lasciano angoli bui. Le orecchie
di Marco attendono la risposta telefonica, l'occhio cade sicuro sul passeggero
seduto poco prima della porta centrale. è un uomo sulla quarantina, capelli
neri, occhiali scuri e una cravatta sbagliata. Sul sedile dalla parte del
finestrino tiene le braccia sul petto. Le gambe divaricate e la schiena
sprofondata trasmettono la comodità della posa.
Tutto il bus 25 ora lo osserva.
Gli sguardi sono lame conficcate in quel
corpo.
Nuovamente il trillo ripete se stesso e sempre
uguale per la quarta, la quinta, la sesta volta.
Le facce dei passeggeri tradiscono insofferenza,
nasi arricciati come cannoni puntano il bersaglio. Testa grigia e papalina rossa
si scambiano reciproci sguardi per condividere una nuova strategia comune.
L'insofferenza collettiva sale e la protesta riempie la carovana: " Insomma! Non
se ne può più!!! ", " Che maleducazione!!! è intollerabile", " Ma allora!!!
vuole rispondere!!!, " Ora basta però!!! è insopportabile!!! Non possiamo
resistere oltre!!! ".
Nonostante la pioggia di proteste l'uomo rimane
fermo e impassibile. Le sue braccia sono immobili e richiuse sul petto. La
comodità della posa intatta. Gli occhiali neri ancora rivolti nella direzione di
marcia.
Nel frattempo il bus 25 è giunto al
capolinea.
Tutte le porte sono spalancate. Il motore è acceso
ma nessuno spostamento; solo la vibrazione del bianco tubo smaltato tra le mani
di Marco.
Il trillo inspiegabilmente tace e la partitura
mozartiana è incompiuta nella polifonia del cellulare.
I passeggeri ora sono silenti e puntano gli occhi
verso l'autista che si è alzato in piedi davanti a tutti. Il corridoio centrale
è il proscenio del bus 25. La mano dell'autista piega verso il cappello
dell'Azienda Pubblica Trasporti mentre le tre dita nel mudra1
papale afferrano la visiera. In una compiaciuta riverenza il cappello scopre la
testa e disegna un ampio semicerchio nell'aria.
Con diabolica soddisfazione l'autista sogghigna: "
Chapeau !!!!!!2
1) Mudra è letteralmente "gesto, sigillo", ed in sanscrito si riferisce alla posizione delle dita delle mani di una statua. I Mudra esprimono, attraverso dei gesti, le caratteristiche principali di una Divinità o la forma in cui essa si manifesta agli uomini, assumendo così, sia nell'Induismo che nel Buddhismo, una valenza simbolica.
2) Chapeau (cappello): nel linguaggio sportivo per esprimere grande ammirazione.(De Mauro il dizionario della lingua italiana)