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Parole Migranti

Laboratorio di scrittura creativa interculturale


ESERCIZI di Natalia Fagioli

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Scrivere incipit e fine del racconto (F.Kafka “La partenza”)

NATALE 18…


L’avevo vista agitare braccia e mani, poi accasciarsi a terra, il capo abbandonato da un lato: sembrava svenuta.
Avevo cercato di soccorrerla ma non ero riuscito a sollevarla; perciò chiamai il servo che, sorpreso e spaventato, mi aiutò a trascinarla in cucina dove l’adagiammo sul sofà di fronte al fuoco. Aveva i piedi inzuppati dentro vecchie galosce e, sulle spalle, soltanto uno scialle sdrucito, dai colori vivacissimi.
Né io, né il mio servitore l’avevamo mai vista.
Quando gli dissi di approntarmi la cavalcatura, il servo non mi comprese. Andai io stesso nella stalla, sellai il cavallo e montai in groppa. Udii sonare una tromba in lontananza e domandai al servo che cosa significasse. Egli non lo sapeva e non aveva udito niente. Presso il portone mi trattenne e chiese:”Dove vai, signore?”
Sembrava a disagio, con quella sconosciuta.
“Vado in paese, a vedere cosa succede e a cercare una levatrice! Non vedi che la donna è incinta e prossima a sgravarsi? Restale vicino e dalle qualcosa da bere!”.
Avevo sì e no percorso un paio di verste, che mi fu chiaro come i timori dei giorni precedenti si fossero avverati: mi venivano incontro famiglie intere di contadini con cesti, gabbie, fagotti e tutte le masserizie sui carri e dietro seguivano altri carri, con ruote alte e coperti da teloni e intorno camminavano ragazzotti bruni vestiti di scuro, un bambinetto abbracciato alla sua fisarmonica e donne dalle sottane lunghe e arricciate, avvolte in scialli variopinti come quello della donna che ospitavo.
Un orso sembrava dondolarsi indolente su un carro e una bertuccia, tra tante facce spaventate, saltava qua e là con l’aria di divertirsi. Una carovana di girovaghi? Forse dei giostrai.
Smontai da cavallo e mi avvicinai ad un tipo coi baffi.
A parole non ci capivamo, ma i gesti con i quali accompagnò risposte brevi e concitate erano inequivocaboli: di là dal fiume c’erano stati scontri e spari, e molti morti; case e villaggi bruciati si erano lasciati alle spalle: il braccio e il dito, tesi in avanti, indicavano colonne di fumo alzarsi laddove, a guardar bene, si vedeva ancora movimento di truppe.
Dunque la guerra era arrivata! L’esercito nemico avrebbe ormai calpestato anche le nostre terre e preso possesso delle nostre case! Le nostre vite erano in pericolo, bisognava mettersi in salvo!
Giunsi in paese alla svelta e trovai la levatrice: con braccia energiche stava tentando di chiudere un baule stipato all’inverosimile.
Non riuscii in nessun modo a convincerla a seguirmi: aveva fretta di sfollare.
”State attento! Non risparmiano neppure le donne incinte!”
Allora, mortificato, girai il cavallo e, più veloce che potei, tornai a casa in preda a una forte preoccupazione, ma non appena entrai in cucina, mi resi conto che la levatrice non sarebbe servita comunque: la donna stringeva fra le braccia un bel neonato e gli mormorava, tra le lacrime, parole che non comprendevo, ma mi giungevano in una nenia dolcissima.
Aveva fatto tutto da sola, mi riferì il servo: aveva dato alla luce un bel maschio dalla voce potente, tagliato con denti forti e legato con mani esperte il cordone ombelicale e adesso, come potevo vedere io stesso, lo stava allattando, avvolto nel suo scialle variopinto.
Ma non appena il bimbo fu sazio e si addormentò, la madre, quasi temesse di arrivare tardi ad un appuntamento, gli strinse intorno con forza lo scialle dai colori vivaci, in un attimo ne fece un fagotto e se lo mise a tracolla; poi si precipitò fuori senza che né io, né il servo fossimo capaci di trattenerla.
Sul cancello la vidi girarsi un’ultima volta, aggrapparsi al fagotto e sparire quasi di corsa.
Pensai a dove poteva essere ormai la carovana dei girovaghi.
Dissi al servo di fare i bagagli e mi preparai anch’io a scappare.

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Io in 10 righe

IO IN DIECI RIGHE


Sana, schietta, solerte, saggia, severa, salda
Oberata, operosa, ottemperante, orgogliosa, ostinata, organizzata
Normale, nuda, naturale

Nonconformista, nitida, neutrale
Abbozzata, apprensiva, affardellata
Tetragona, tenace, tiranna, timorosa, tzigana
Acciaccata, aggrovigliata, attendibile
Laboriosa, letterata, lacunosa, labirintica, lentigginosa
Impacciata, impegnata, inalienabile
Ansiosa, affaccendata, affidabile.

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Io in 10 righe

SEMPRE IO IN DIECI RIGHE


Senza una rotta univoca
Orgogliosa e tenace
Navigo e navigo.

Nella notte
Alta si smaglia la rete delle stelle
Tacita ragnatela, traccia del mio cammino.
Anche se il faro vigile m’aspetta
Libera finalmente
Insegnante in pensione
Amo domare il pelago cavalcando marosi.

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Edizione 2009
 

Edizione 2007
 

Edizione 2008:
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presentazione di Christiana de Caldas Brito
 
presentazione di Fulvio Pezzarossa
 
presentazione di Miguel Angel Garcìa
 
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ARRIVO' ALICE
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D’ESTATE SI MUORE COME LE MOSCHE
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