Io in dieci righe: Terry Migliori

Mia madre aveva pensato soltanto a Maria Teresa, sicura che il nascituro sarebbe stato femmina. Venuta al mondo alle sei e quarantacinque di una mattina di fine novembre, mio padre fece il giro dei parenti per dare il buon giorno a mio nome.

Però – succede che nelle storie ci sia un però – la bimba immaginata da mamma, oltre ad avere gli occhi azzurri e i capelli biondi, anziché i miei colori castani, era una dolce cara piccina ubbidiente e non un maschiaccio come me che « Se lo avessi saputo, tanto valeva avere un figlio » diceva quando si arrabbiava, o « Precisa a tua nonna », la suocera. Eppure, nonostante il suo sogno deluso, mi ha amata. Ero felice di assomigliare a mia nonna che, nata nell’ottocento, aveva deciso di educare allo stesso modo figlie e figli anche nei lavori domestici. Femminista per DNA, mi sono impegnata con passione nel discutere e agire con altre, non meno che nel rintracciare, attraverso i millenni, il simbolico dell’essere donna e le origini del sacro femminile entrambi cancellati od occultati dalla Storia patriarcale.

Curiosa per natura, ho sempre cercato l’altro da me nei luoghi, nelle persone e nei racconti. A undici anni, per una estate, in tre amiche giocammo a scrivere romanzi, che via via ci leggevamo. È il gioco serio che amo ancora.