Io in dieci righe: Daniela Masini

Sono nata a Riccione, a due passi dal mare. Nuotare mi è sempre piaciuto. Non è una cosa che si impara, la si ricorda. Dico io, se lo facevamo immersi nel grembo materno, perché nel mare dovremmo aver bisogno di braccioli? Certe cose non si dimenticano. Sott’acqua però non so respirare, quindi mi sono adattata a vivere in superficie. Peccato.

Le discoteche della riviera, invece, non mi sono mai piaciute. Meglio le danze popolari emiliano-romagnole. No, non parlo del liscio di Raoul Casadei, quello viene da fuori, l’abbiamo copiato dagli austriaci. Parlo di saltarelli, manfrine, gighe e sciotis. Riesco a ballarli pur essendo la persona meno coordinata che esista. Devo aver preso dalla nonna materna, che volteggiava sulle piste con grazia impareggiabile, anche se pesava più di ottanta chili. Il mio ballo preferito è la manfrina di San Giovanni in Marignano, mi fa sentire aria di casa anche quando sono a Bologna.

Sì, ora vivo nella città rossa, dotta, grassa…. Senza il mare, direte voi. Ma quando sono lontana mi morde la sua mancanza, il mare lo sa e non si sente trascurato. È una creatura esigente, del resto è come me.