La cura – Irene Gregis

LA CURA

di Irene Gregis

La cosa che più mi dà fastidio sono gli orari dei pasti. Perché bisogna fare colazione alle 11.30 e cenare alle 18.00 non lo capisco. Ancora ancora l’inverno, che c’è buio. Ma l’estate mette una tristezza: fuori c’è ancora il sole e noi siamo a tavola. Senz’altro è perché così alle 19.00 siamo a letto e le inservienti vanno a casa. Ad ogni modo, se si cena alle 18.00 significa che alle 17.30 cominciano a venirci a prendere per portarci a tavola. Prima quelle messe male, che devono aiutarle ad andare in bagno. Poi chi di testa c’è ancora ma non riesce a camminare, come la Elsa. E alla fine tocca a me, e sono le 17.45. La cosa più spiacevole è quando ho visite. Alle 17.00 comincio a dire che se ne vadano. Le inservienti iniziano ad apparecchiare e quel tic tic mi mette ansia. Mi tocca mandare via le persone, come se mi dessero fastidio. Figuriamoci. Ecco, questo mi tocca fare, mandare via i miei parenti.

Come albergo non c’è male, senz’altro. Il servizio è ottimo, non gli si può rimproverare niente. Tutto è pulito, in ordine e abbiamo tutto, fin troppo. Non ho mai mangiato così tanto e così bene in vita mia: primo, secondo, contorni. Tutta roba di qualità. La domenica c’è anche il dolce. Devo dire che siamo trattate con i guanti e che le suore non ci fanno mancare niente. Anche perché queste di soldi ne hanno, altro che poverelle: sciurelle!…Speriamo non mi abbiano sentita… Però è vero: regali da ogni parte, donazioni, mangiare in quantità…e pensare che mi rubano le caramelle! Roba da non credere. Mio cugino Giuliano viene qui tutti i sabati e mi porta sempre qualche cosina. Robe da niente, stupidate: caramelle o biscotti. E io devo nasconderle prima che quelle me le rubino. Roba da non credere, e infatti mi pare che nessuno mi creda. Quando lo dico a mio nipote, dice “sì zia” e si ferma lì. Mia nuora Nadia, che poi sarebbe la moglie di mio nipote – non ho figli io –  fa qualche domanda, più per curiosità e per capire se sono pazza. Ma io capisco, figuriamoci, so che ridono di tutto poi a casa, con le loro figlie.

Secondo me anche mia nuora Nadia mi prende le cose. Non dico che mi ruba, ma mi prende qualcosa e cambia tutto di posto… Ogni volta che mio nipote mi porta a casa controllo tutti i cassetti e c’è sempre qualcosa che manca: anelli, collane, scatolette… Saranno anche stupidate ma hanno un valore. E poi in ogni cassetto ho un foglio con la lista di quello che c’è dentro, senz’altro non mi sbaglio.

L’altro giorno mia nuora Nadia mi ha spiato i cassetti che ho qui in stanza dalle suore e ha trovato  i miei anelli. “Che ci fai con otto anelli qui zia!“. E se li è portati via. Forse anche lei pensa che le suore me li rubano.

Ad ogni modo qui come albergo non si può dire niente, senz’altro il servizio è ottimo. Però il resto, per carità! Mi sembra di essere all’asilo. Adesso sono tutte dentro a fare animazione. Ma ti pare che ti mettono in una stanza a fare una cantata? Con una che piange, l’altra grida…per carità! Ieri mia nipote Irene mi ha promesso che presto mi accompagna a casa un pomeriggio, speriamo.

 

Irene corri la zia sta male”.

Ma è impossibile mamma, ero con lei mezz‘ora fa, l’ho accompagnata a casa sua e sono uscita a fare un giro per non starle addosso”.

Non so cosa dirti, mi ha chiamata al cellulare, ha detto sto male venite! e stop, non so nemmeno dove sia”.

E‘ a casa sua, ora corro”.

Vai, io chiamo anche la nonna, poi fatemi sapere”.

Ora, per prima cosa mi sono chiesta come diavolo faccia mia madre, che è sperduta in Austria con la roulotte, a sapere che mia zia sta male, quando io sono qui e l’ho accompagnata a casa sua mezz’ora fa. Misteri di Nadia.

Signorina è rosso, che cavolo fa!”

“Vai a quel paese! Sta morendo mia zia!

Già pensavo al peggio mentre pedalavo a più non posso verso il centro. Quando sono arrivata al pianerottolo della zia c’era già mia nonna Giulia. 82 anni, piccola e massiccia, energia da chi portava le vacche a bere nel Serio a 5 anni, passato da infermiera presso delle suore a Pietra Ligure. Una certezza. Apro la porta e siamo stese da un odore nauseabondo. Non faccio nemmeno in tempo a realizzare cosa sia successo che mia nonna si è già spogliata e in mutandoni e canottiera di flanella impartisce ordini, la generala di famiglia.

Spogliati non vorrai mica sporcarti anche tu!

Guardo mia zia, o meglio la zia di mio padre. 86 anni, magra come un chiodo, alta, fragile e senza forze. L’esatto contrario della nonna. E‘ riversa sul water, non ha nemmeno fatto in tempo a togliersi la vestaglia. Ci guarda senza vederci, le labbra aride e il viso incavato ancora più pallido del solito. Mia nonna l’ha già afferrata e la lava con forza.

Marì ma cosa ha combinato!Ma me l’so mia, ada in che stato che ta set che!” , “Irene controlla la stanza, prendi asciugamani puliti, dammi uno straccio e lava per terra”.

Nonna qui è un disastro, il pavimento è tutto sporco…

Lavalo,  moes fo!

Meno male che c’era la nonna, ogni tanto nella disperazione ci mettevamo a ridere, mentre spalancavo le finestre e pulivo per terra.

Irene come va?

Bene mamma, tutto a posto. Ha avuto una scarica di dissenteria, ora dorme. Ho chiamato l’ospizio e stanno arrivando”.

Va bene, noi torniamo, arriviamo domani mattina.

Dalla finestra vedo Anou che scende dall’ambulanza dell’ospizio, due suore-infermiere al seguito tra le più giovani.

Chi ela chela nigra le?

E‘ un’inserviente dell’ospizio nonna, chi vuoi che sia.

A che braa”.

Ah! Se vi pulisce il culo è brava, altrimenti è solo nigra?

No,  al ga entra cos’è!

 

Dicono che sono stata male, ma non è vero. Dicono che non bevo abbastanza, questo è vero ma non so cosa dire, proprio non mi viene sete. Ma che sto male perché non bevo non ci credo. E non capisco nemmeno perché mi trattano tutti come se avessi due anni: “Bevi zia, bevi tutte le volte che bevo io”, “Beva signora Marì”. Chissà come fanno a sapere il mio nome, io non gliel’ho mai detto. Secondo me ci sono delle spie nascoste qui nella stanza. Mi sento che mi guardano tutto il giorno. Non ho capito perché mio nipote si ostini a tenermi qui, io sto bene! Quante volte lo devo ripetere: voglio andare a casa mia! Saranno mesi che non ci vado, ho tutto in disordine. Ho saputo che ci sono state mia nipote e sua nonna, chissà cos’hanno fatto. E‘ tanto cara la signora Giulia, ma secondo me si è presa un asciugamano. Mio nipote dice che ci sono stata settimana scorsa e che mi sono sentita male, ma figuriamoci, sono tutte stupidate.

Qui sono tutti matti, mi tengono in un set cinematografico tutto il giorno a fare delle operine. Mi fotografano in continuazione …. anche lì! Quando l’ho detto a mia nipote Irene non la finiva più di ridere. C’è gente strana, a volte passano delle suore, a volte dei dottori, poi dei cuochi. Chissà che film stiamo facendo, e chissà perché vogliono proprio me. Ad ogni modo mi pare che mi conoscano tutti, sanno nome e cognome. Devo anche essere la preferita perché ogni mattina c’è una ragazza che mi porta il giornale. Si chiama Anou, lei dice che ci conosciamo già da qualche mese, ma a me non pare. Me la ricorderei dato che è … nera. Non avevo mai parlato prima con una ragazza nera, con lei invece parlo sempre. E‘ l’unica che ci capisce qui dentro, anche lei dice che siamo in un set cinematografico, e non ride. Dice che recita la parte dell’infermiera. Avevo ben capito che era un film su un ospedale. Forse è una di quelle serie sui dottori. Anou è l’unica seria, dice sempre che appena il film finisce andiamo a casa, sia io che lei. Non mi sembra molto felice, quando lo dice le spunta sempre una lacrima. Forse casa sua è lontana, in uno di quei paesi poveri dell’Africa. Ci credo che non ha voglia di andare, le manderò i soldi a Natale con i missionari. Almeno questa volta so a chi li mando, mica posso fidarmi. Manderò diecimila lire, per quei posti lì sono abbastanza.

 

Quando vado a trovare mia zia è uno spasso, crede di essere in un set cinematografico! Ieri diceva che stanno girando in Turchia, chissà oggi … Forse intuisce di non essere del tutto presente, perché quando lo dice ride. Comunque la demenza senile l’ha resa simpatica, prima era una rigidona, zitella fino al midollo osseo, tirchia di soldi e d’affetto, pensare che veniva a casa nostra a piedi attraversando tutta la città per non pagare il bus. Ora pensa di essere su un set cinematografico e dice che le fotografano anche le parti intime!!!!! Meglio così, cominciava a non sopportare più le suore, meglio essere in un set in Turchia.

Ha fatto amicizia con Anou, anche questo ha dell’incredibile! Mi ha sempre detto di stare attenta a via Quarenghi perchè piena di vu cumprà.

Ieri ho chiacchierato con Anou, dice che le piace stare con la zia perché la sta ad ascoltare. Le racconta del suo paese, della sua famiglia, della vita che faceva prima insieme alle sue bambine. Ogni volta le viene il magone perché teme di non riuscire a tornare a breve, ma è contenta di poterne parlare con qualcuno, anche se a me non sembra che la zia abbia capito: sostiene che Anou è triste che il film finisca perché non vuole tornare a casa dato che piange quando ne parla.

Chissà quando potrà tornare a casa, Anou. Forse rimarrà tutta la vita in quell’ospizio di suore, come la zia.