Esercizi di Anna Carrozzo

ESERCIZIO N.1:

Spostandosi verso la libertà

Anna Carrozzo

Conoscevo ormai ogni centimetro cubo della mia stanza, la percorrevo in lungo e largo da ore.

Chiamarlo e dirglielo era necessario: gli 800 kilometri che ci separavano mi avevano dato il “coraggio dei vigliacchi”.

Potevo prendere un treno e parlargli guardandolo negli occhi, come meritava, ma il filo del telefono col quale giocavo freneticamente, mi dava la sicurezza che mi era mancata tante volte.

Dopo una lunga attesa, nella quale facevo a brandelli tre anni d’amore-ossessione, lo chiamai e gli parlai con un fil di voce.

– Non possiamo continuare così – gli dissi, senza dargli il tempo di realizzare che dall’altra parte della cornetta c’ero io: la sua musa.

– Così come? -, mi chiese ostentando calma.

– Tu mi soffochi. Ho bisogno di essere libera. –

Piangemmo entrambi per pochi eterni minuti, e fu l’ultima volta che condividemmo un’emozione.

Lui, che dal vivo avrebbe provato a trattenermi con ogni mezzo, si sentiva inerme. Non poteva urlare né trattenermi con la forza.

Il “coraggio dei vigliacchi” mi aveva salvata dal suo egoismo, ma non mi aveva impedito di scivolare nel mio.

Capii solo dopo qualche minuto che aveva riattaccato; non lo vidi, né sentii mai più

 

ESERCIZIO N.2:

LE PENDU

Un uomo, stanco di guardare il mondo troppo da vicino perché questa condizione lo obbligava a perderne una parte, un giorno decise di vivere per un po’ guardando tutto da un’altra prospettiva.

Un colpo d’ingegno gli suggerì di farsi legare a testa in giù, con i piedi bloccati da una corda che gli cingesse le caviglie.

Felice di questa nuova prospettiva iniziò la sua acuta analisi e si rese conto che tutto ciò che aveva sempre visto, a distanza mostrava aspetti inconsueti che lo invitavano a riflettere.

I suoi piccoli problemi gli apparivano insignificanti, rapportati al dolore che provava guardando chi aveva motivi seri per essere infelice.

Lo rasserenò vedere dei bambini che, ignari delle brutture del mondo, giocavano sorridenti, e capì solo allora che avrebbe dovuto fare tesoro delle piccole gioie della vita, le uniche veramente essenziali.

Chiamò un passante che gli sciolse le corde e, dopo averlo ringraziato, fu ben felice di condividere la conclusione a cui era pervenuto: a volte camminiamo nel mondo con una benda davanti agli occhi e, convinti che sia la condizione normale, dimentichiamo che basterebbe poco per sciogliere il nodo e tornare alla luce anche nei momenti più bui della nostra vita.

ESERCIZIO N.3:

Esercitazione del 13/05/2011

Dialogo da asciugare

Situazione: Due adulti bisognosi di conferme sono seduti al tavolino di un bar. Uno dei due (lui) è geloso e continua ad abbracciare la sua compagna e ad accarezzarle le mani, mentre le pone delle domande.

Lei è molto innamorata, ma stanca delle insicurezze di lui.

Nel chiacchiericcio del bar Paolo riusciva appena a distinguere il sibilo secco del ventilatore.

Nei tavoli affianco altri uomini, altre donne conversavano indifferenti a tutto.

Paolo giocherellava nervosamente con le sue Lucky Strike.

Ti piace stare con me? disse, fermando un attimo le mani.

Giulia lo fissò dritto negli occhi e disse:

Ancora? Perché mi fai sempre ripetere le stesse cose? –

Forse perché mi piace sentirtele dire.

 

Laura Vallortigara

Anna Carrozzo