Sogni vagabondi – Sanaa Fakory

Sogni vagabondi

di Sanaa Fakory

-Ieri ho sognato mio padre. Mi diceva:
“Fannullone! Di nuovo spaparanzato al sole a perdere tempo. I tuoi libri e poesie non danno da mangiare, non posso più mantenerti a sbafo, sei maggiorenne, vattene via a guadagnarti il pane per conto tuo”.
“Ah, è così? Allora, se tu credi che io sia un buono a nulla, voglio andarmene in giro per il mondo, costruirmi da me la mia fortuna e realizzare i miei sogni.”
Mi svegliai con le lacrime agli occhi.
E’ vero è stata dura, cominciai a darmi da fare. Essere onesti e vivere con dignità non era facile.
Ero sano e robusto, potevo fare di tutto e così cominciai a bussare porte in cerca di aiuto. Ma nessuno mi apriva, nessuno mi ascoltava..
Un giorno incontrai un vecchietto, mi rivolsi a lui:
“Scusa, mi perdoni, non abbia paura di me, sono un povero vagabondo stanco e affamato, mi sa dire dove posso trovare lavoro e poter mangiare un boccone? sono giorni che litigo con cani e gatti per dividere i rifiuti lungo le strade, anche questi ultimi soffrono, ma la gente con loro s’inteneriscono, mentre quando vedono me, si allontanano bofonchiando. Sono disperato”.
“Non saprei come aiutarti, mi rispose. Però i proprietari di quel podere, sono persone buone, prova a sentire da loro”.
Ringraziai e distrutto dalla fame e dalla debolezza, mi avvicinai alla porta del casolare, cominciai a bussare, non rispondeva nessuno. Non ce la facevo più a stare in piedi, mi sentivo mancare, bussai sempre più forte urlando la mia disperazione. La porta si aprii e svenni…
Mi svegliai, aprii gli occhi, me li stropicciai, stavo sognando? Mi trovavo in un lettone grande, in una bella camera, spaziosa e calda. Saltai giù dal letto incredulo, stavo bene, non avevo più fame.
Si aprii la porta, una anziana signora entrò e disse:
“Ti sei alzato? Bene! Ieri sera eri talmente stanco che sei crollato ai miei piedi, chi sei?”.
“ Mi perdoni, ero distrutto e affamato, cercavo un lavoro per guadagnarmi da vivere onestamente. Tutti i giorni devo lottare per un pezzo di pane, non faccio male a nessuno, ma tutti mi rifiutano. Vorrei solo vivere nell’ombra, senza dare fastidio a nessuno, vorrei viaggiare, vivere nei mie sogni, vorrei poter scrivere lontano da tutti. Ma ho capito che il mondo è diverso da quello che pensavo, la gente lascia in pace i delinquenti e i farabutti per poi maltrattare gente come me.”
“ Ho capito! Sei giovane, vediamo, se è vero quello che mi dici, ti metterò alla prova.
Per ora ti occuperai del giardino. C’è già un giardiniere, sarai il suo aiutante, ti va?”
“ Grazie signora, le sarò sempre grato, farò del suo giardino un piccolo paradiso.”

Cominciai subito a lavorare di buona lena, mi alzavo presto il mattino per rastrellare il prato, raccoglievo foglie secche, piantavo e annaffiavo piante e fiori raccoglievo e sistemavo gli attrezzi. Poi quando faceva buio, mangiavo velocemente e correvo nella
mia camera per dedicarmi alla mia passione, scrivere. Scrivere racconti, ma soprattutto poesie.
Io non posso vivere senza arte, perché l’arte è vita, sentimenti, è tutto per me.
Poi, prima di addormentarmi, fantasticavo sul mio futuro.
Era un giorno di festa, stavo lavorando in giardino, quando notai una ragazza che mi guardava con molto interesse, era bellissima. La salutai col cuore in gola, emozionantissimo, poi scappai via. Per molte notti la pensavo sperando di rincontrarla. Ma non la vidi più.
Venni a sapere che si chiamava Francesca, era la nipote della mia padrona, studiava
all’università ed era fidanzata. Cercai di dimenticarla.
Un giorno mentre ero a letto influenzato, sentii bussare, era lei. Entrò nella mia camera, per portarmi del cibo. Rimasi senza parola. La mia stanza era in gran disordine, libri dappertutto, quaderni e fogli sparsi anche sul pavimento. Lei ne raccolse uno, lesse qualche riga. Poi raccolse qualche foglio con delle poesie poi altri fogli e poi, senza una parola, mise il tutto nella sua borsa e andò via.
Non ebbi più notizie di lei.
Era sera, stavo scrivendo, quando vennero a chiamarmi, c’erano persone che volevano parlarmi.
Sorpreso e preoccupato, pensavo a qualche disgrazia, invece era la cosa più bella che potesse capitarmi.
Erano i proprietari di una casa editrice, molto interessati alla mia scrittura, mi proposero un contratto ben retribuito, purché continuassi a scrivere per loro.
Accettai con entusiasmo, finalmente era arrivata la mia ora.
Il successo non si fece attendere, le mie poesie erano entrate nel cuore della gente, tutti mi cercavano, tutti mi volevano. Diventai famoso.
Grazie, Francesca.
Molte volte pensavo a mio padre, che non vedevo da molto tempo. Mi voleva molto bene, ma era anche molto preoccupato per il mio futuro. Non credeva in me, non apprezzava le mie doti, voleva spronarmi a lavorare. Ma è merito suo, se inconsapevolmente, mi diede la forza d’andarmene e la voglia di affrontare il mondo senza mezzi, con la sola speranza di realizzare i miei sogni.
Grazie. Ora sarà orgoglioso di me.