Perché tutto questo? – Marina C. Sandoval

Perché tutto questo?

di Marina C. Sandoval

Nel camerino due burattini, Norman e Caroline, sono in attesa del giorno dello show, quando Caroline comincia a parlare. Lei vuole sentire la sua opinione sullo spettacolo, che si chiama “Perché tutto questo?”. È fondamentalmente una satira sulle teorie dei filosofi. Caroline è incuriosita da alcune parole che ha sentito. Tra gli scherzi e le risate, alcune parole come “libertà” e “scelta” sono rimaste nella sua testa.
Inizia a chiedersi se loro dovessero sostenere cio’ per cui sono stati creati per fare, ossia, essere gestiti da un attore, o forse comportasi in un altro modo. Norman non ha tanta volontà di pensare e cerca di scoraggiarla, senza riuscirci. Caroline si ricorda tutte le volte che è stata sulle gambe dell’attore e lui conduceva i suoi occhi da una parte mentre lei voleva guardare dall’altra, “Verso quella bambina tra il pubblico che si stava leccando le dita dopo aver mangiato un cioccolato. E se potessi guardare ovunque desidererò?”, che non poteva più dimenticare l’idea di pensare e di agire per conto proprio. La discussione tra i due pupazzi continua. Norman inizia a stancarsi di cercare di convincere la sua collega che è sempre più facile rimanere dove siamo, invece di cercare di cambiare: lui pensa che tutte le domande della sua amica sono stupide e le dice di dimenticarsele. Ma Caroline non dimentica. Al contrario. La riluttanza di Norman di cambiare la incuriosisce ancora di più e lei si ricorda di un altro pezzo dello show. “Secondo alcune teorie gli esseri umani non volevano uscire da dove erano, per paura.”. Ma lei non aveva timore, anche perché non conosceva molto bene quella parola. Ma Norman le aveva, anche se diceva che non era paura, che era senso comune.
Il fatto che Norman fosse spaventato e lei no, la portava a fargli anche più domande. Se fossero uguali come potevano sentire diversamente, forse perché sono stati creati da persone diverse? Se era così, chi li ha fatti? Per tutto il tempo Caroline ragiona ad alta voce e Norman sempre le rispondeva che quelle domande non l’avrebbero portata da nessuna parte: dopo tutto loro non potevano fare nulla per cambiare. Questa tesi non convince il burattino, Caroline va ancora più a fondo nelle sue domande e si chiede: “Perché gli esseri umani hanno un tale bisogno di scoprire chi li ha creati?”. E con questa domanda giunge alla conclusione che forse, se lei conoscesse la persona che l’ha generata, questa potrebbe risponderle. Con questa idea in mente, Caroline decide di scoprire chi l’ha creata. Ma c’è un problema: “Come fa un burattino ad andarsene in giro per cercare qualcuno?” Così Caroline prova a muoversi da sola.
Dopo molte prove e tanta concentrazione riesce a muovere le gambe, e poi le braccia, ma sempre con la disapprovazione di Norman, che ancora pensa che tutto sia inutile e che, ovviamente, i burattini sono stati creati per servire gli attori, non per fare domande.
Ma qualcosa cambia in Norman quando Caroline riesce a mettersi in piedi. La prima cosa che lei fa è camminare verso di lui e dargli un bacio dicendo: “Ho sempre voluto farlo”.