“Il Fantasma dell‘aula” – Sahili Chadia

“Il Fantasma dell‘aula”

di Sahili Chadia

In mezzo alle vene di Bologna, fatti e misteri inspiegabili, scoperti frequentando un corso di scrittura all’università, nell’aula Forti, mi sono chiesta se era un caso, ma non lo era.
Il primo giorno in questa stanza avvertii dal soffitto coperto d’angeli una presenza molto attiva, ancora vivente.
Sentii uno sfioramento nella mia guancia sinistra, mi girai guardando in su.
Vedo una foto, sembrava un ritratto: l’uomo appeso là era Forti, lo stesso nome dell’aula, un ex insegnante noto specialmente per i suoi studi su Dante Alighieri.
Per dieci minuti contati, mi misi a guardarlo profondamente cercando di capire se stava sorridendo in quel preciso momento o era una mia illusione, – forse erano i sintomi della fame.
Lasciai perdere quel giorno tutte quelle sensazioni convincendo me stessa che niente fosse vero, ripetendo sotto voce “è un illusione”, due, tre volte ogni minuto al termine della lezione.
Di sera a casa, raccontai a mia madre tutta la scena – si mise a ridere – e con voce bassa proferendo: << Come diceva mio nonno: “Il Buon cuore vive per sempre” >>.
La curiosità aumentò molto di più, in testa vagava un idea non tanto sicura, la pazienza incarnò la mia anima aspettando un segnale da percepire per poter testimoniare un’altra volta l’esistenza di un entità trasparente e buona.
Ecco l’inizio di un altro giorno in aula di studio.
Percepii dei brividi, cominciai a sudare chiedendomi << Che cosa sta succedendo? >>
I casi fanno parte dai fatti. Infatti all’improvviso sentii Daniele Barbieri, un giornalista un po’ folle che diceva – la mia sciarpa nera! Ho perso la mia sciarpa nera!
Nello stesso giorno, una mia compagna del corso Ilaria Scaglianti perse il suo libro preferito.
La sciarpa nera del giornalista fu restituita con un’altra più bella, lo stesso accade per Ilaria: trovò un altro libro ancora più interessante intitolato “Veronika decide di morire” di Paolo Coelho, pagine che la coinvolgeranno in un altro mondo fatto di fantascienza, un mondo al di là delle oscurità del mare.

Dopo questi eventi trasformati da normali a paranormali, decisi di raccontare tutto ad un demonologo marocchino di nome El Khalifa, nella speranza di trovare una spiegazione alla presenza che fortunatamente fin d’ora non ha fatto che del bene. Però il suo respiro continua a confondermi quando lo avverto.
Chiesi al demonologo se c’era qualche modo per scoprire l’esistenza di un “Lui” in quell’aula.
Appoggiò la mano destra sulla mia testa bisbigliando in una lingua strana per circa tre minuti, dopo di ché andai via correndo verso casa.
Davanti alla porta notai un prete – dissi – “Che strano!, non è mai venuto qua!”. In lui c’era un’aria che avevo già sentito in aula. Entrai a casa invitandolo ad accomodarsi, aveva lo sguardo rivolto in basso, senza rispondermi se ne andò.
A mezza notte e dieci, mi addormentai davanti al computer dopo aver fatto una ricerca su fantasmi e demoni: la differenza tra loro era chiara, il che mi portava a pensare alla presenza di un fantasma in quell’aula piuttosto che di un demone.
Mi svegliai esattamente dopo tre ore, nel mio monitor c’era qualcosa di nuovo: una foto identica a quella dell’aula, è Forti? “mi domandavo”.
Cominciai a tremare guardandomi intorno sentendo i battiti del cuore aspettando una sua mossa, Sì! Lui era lì in camera mia, il bisbiglio del demonologo sulla mia testa ha fatto da richiamo spirituale e il prete con lo sguardo in giù era il segnale che avrei incontrato prima o poi un essere dall’al di là.
Rimasi bloccata. Neanche una parola, ad un tratto vedi alcune lettere della tastiera macchiarsi di sangue, mi feci coraggio e presi subito un foglio e una penna, cominciai a trascriverle rispettando l’ordine dell’evento, l’ultima lettera era “F.”, come se si fosse firmato con la sua iniziale. Sentii un respiro e uno sfioramento sulla guancia come quando accarezziamo i bambini per creare un po’ di sicurezza. Lo spirito se ne andò, sicuramente in aula perché la sua anima rimanga viva in quella foto.
Il messaggio della tastiera decifrato con molta fatica era una frase in latino: “Genius Loci”, che voleva dire “Spirito del luogo”.
Fu così definito da se stesso, un aspetto che rappresenta la protezione di un certo luogo come in questo caso: “l’Aula di studio”, non avrebbe mai permesso di vedere facce triste, ecco perché avrebbe accontentato il giornalista e la ragazza sostituendo in meglio gli oggetti smarriti.