Biografia degli autori

ALESSIO ADAMIANO:  Io in 10 righe

Dieci righe forse sono troppe. Ne basterebbero sette. Sette righe. D’altronde le cose importanti trovano subito la giusta dimensione, come nella vita così sopra un foglio. Sicuramente potrei arrivare a scrivere dieci righe se volessi, ma dovrei mentire, sarei costretto ad allungare il brodo con parole finte, dovrei dilungarmi su questo o quel particolare oppure concentrarmi su una determinata sfumatura per accettare un compromesso di prolissità e mescolare le parole futili a quelle inderogabili. Pensandoci bene sì, sette righe sono abbastanza. Forse anche meno.

DANNY LABRIOLA: Io in 10 righe

Concepito senza mia autorizzazione, né scritta né orale.
Ammetto però che nel 1975 l’ospedale di Blue Island era confortevole e l’infermiera americana gentile. C’era tanto orgoglio lucano per l’arrivo del figlio maschio, ma se si fossero accontentati delle due fanciulle non mi sarei offeso.
Ora sono qui, quindi cammino, corro, mi fermo… e mi sollevo.
Sì mi sollevo, perché si vive meglio a qualche spanna da terra.
Meno parole, più silenzio.
Meno ansie, più leggerezza.
Nella prossima vita sarò una rana.
E l’autorizzazione sarà concessa.

FRANCESCA BIAGINI: Io in 10 righe

A.A.A. cercasi ragazza giovane, ma un po’ ‘zia’, isterica, capricciosa, ma anche dolce, che ami viaggiare, leggere, fare sport, bla bla bla… ma che in realtà ami il divano.

Eccomi mi sono trovata.
Telefonare orario Ufficio: sono dipendente pubblica.

FRANCESCA MEZZADRI: Io in 10 righe

Sono Francesca e oggi, per il primo giorno di laboratorio di scrittura creativa, mi dicono di descrivermi in 10 righe. Iniziamo subito: sono appena arrivata per ultima con mezz’ora di ritardo. Avevo fatto un casino in ufficio e in più mi sono dimenticata il cellulare a casa, e così durante la prima pausa ho chiesto alla tutor del laboratorio – che conosco – se mi poteva prestare il suo per rimediare al danno. Ho poi letto malissimo il mio primo “racconto”, sconvolta dalla bravura dei partecipanti al laboratorio. Per risollevarmi sono andata a prendere il caffè ma non avevo moneta, così mi sono fatta prestare i soldi – però ho socializzato. Nel frattempo mi sono accorta che conosco una delle partecipanti al laboratorio, ma che non ricordo il nome e che mi sono dimenticata di portare un modulo da casa. Questo è oggi ed è spesso. Non lo faccio apposta, ma sono così: un po’ distratta e svagata da ormai 30 anni, anche se, ci tengo a dirlo, mi impegno sempre.
Ora sento la vibrazione di un cellulare e mi viene da pensare “Oddio, è il mio, l’ho lasciato acceso!” ma no, non lo è, perché, appunto, l’ho scordato a casa.

FRANCESCO TORELLI: Io in 10 righe

Nato in una gelida giornata di fine autunno mentre mio padre e mia madre aspettavano Francesca. Costretti a convertire in “O” quella unica “A” che gli avrebbe dato tanta gioia. Cresciuto e coccolato a suon di sberle fraterne e urlacci materni, oggi sono un uomo tutto d’un pezzo, con un ginocchio rotto che ha infranto il mio sogno di parare una punizione di D.A. Maradona. Questa delusione ha fatto di me una “polisportiva umana” che alla soglia dei 35 é in piena crisi, lasciando maggior spazio alla lettura e ai viaggi verso terre lontane. Eterno infelice, il viaggio piú lungo é quello, tuttora in corso, nei meandri del mio mondo interiore … disperso!

MARGHERITA MOLINAZZI: Io in 10 righe

Sono nata a inizio Anni ottanta nel cuore della Romagna. Quel giorno faceva un bel po’caldo e mentre scivolavo dal ventre materno, la prima cosa che le mie orecchie sentirono, oltre alle urla della mamma, fu la “Primavera” di Vivaldi. Figlia di “buoni “comunisti, che ci credevano e ci credono ancora, sono cresciuta con mio fratello senza coca-cola, abiti di marca e con il divieto di accesso alle televisioni di Berlusconi. Già proprio quelle davanti a cui tutti i miei compagni di classe passavano i pomeriggi a rincoglionirsi davanti a cartoni animati e telefilm. Però c’era il Venerdì della disobbedienza velata: la giornata dai nonni. Che meravigliosa invenzione i nonni! Coca-cola a gogò e cartoni animati a manetta. Crescendo poi ho capito che tutta quella coca-cola e televisione non facevano per me.

MOIRA PULINO: Io in 10 righe
Sono nata a Buenos Aires nel maggio del 1969 da padre italiano e madre argentina. Con l’eccezione di tre anni passati in Italia, la mia infanzia e adolescenza trascorrono in Argentina. Finisco gli studi in Inghilterra tra Oxford e Londra, tornando tuttavia “a casa”, Buenos Aires, ad ogni occasione, approfittando spesso di questi viaggi per esplorare diverse zone del mio paese. In seguito alla laurea in Egiziano e Lingue del Medio Oriente Antico mi trasferisco in Italia, dove vivo tuttora svolgendo la professione di traduttrice. Ad oggi mantengo vivo il contatto con il mio paese di nascita attraverso amici e parenti, i viaggi frequenti e il tango.Nel vocabolario, alla voce “Moira”, si legge: “Parola di origine misto e nomade, composta da vocali semplici, per lo più accomodanti, con una punta di ambiguità e da consonanti che si dividono
angoli nascosti e slanci inaspettati. Talvolta le lettere bisticciano e subito si coalizzano, nel folle delirio di ribattezzarsi “supercalifragilistichespiralidoso”.

NADIA CURIA: Io in 10 righe
Italiana del sud. Annata 1979. Pessimista secondo l’opinione pubblica, malinconica a seguito di una accurata analisi autocritica. Spirito da crocerossina (è da chiarire se per ragioni filantropiche o egocentriche). Oberata di infiniti buoni propositi spesso abbandonati per mancanza di autostima. In costante dondolio tra il sacro e il profano. Cristiana quasi convinta. Cattolica (praticante) soprattutto per tradizione.

Ansiosa fino al paradosso. Discreta.
Devota a melodie struggenti rigorosamente scelte come colonna sonora della propria, disordinatissima, esistenza.
OUISSAL MEJRI: Io in 10 righe
Per una ricetta servono ingredienti di qualità e un procedimento semplice. Eccovi la ricetta per ottenere il piatto intitolato: Ouissal che in arabo significa Amore (passionale). A occhio, direi di prendere quanto basta di amore, non ci sono limiti più ne mettete meglio è. Mi chiamano tutti “Oui”, nomignolo che in francese significa “Sì”. Ed ecco il secondo ingrediente: 100 grammi di positività a cui non dimenticherete di mescolare bene quanto serva di sole. Ingrediente presente nel mio cuore e nella mia mente, rappresentativo della terra da cui provengo, la Tunisia. Aggiungete 80 grammi di tenacia e di superamento dei propri limiti e capirete il motivo per cui mi sono iscritta tra le varie sfide, a questo laboratorio. Nella ricetta non dimenticatevi un pizzico di tradizione legati a 20 anni di vita in Tunisia con la mia famiglia che ho lasciato 10 anni fa per inseguire il mio sogno, quello di studiare cinema. Il resto della ricetta è segreto e lo dovete scoprire a mano a mano che proverete a cucinare il piatto Ouissal, per gli amici Oui.
PAOLO BASSI: Io in 10 righe

1^ riga: nel 2000 ho compiuto 44 anni.
Nelle altre righe posso dire che ho sempre odiato leggere e scrivere, ma col tempo, poi, mi è passato. Lavoro all’Università, faccio il fotografo e i miei soggetti quotidiani sono sdraiati su un lettino operatorio. A me il calendario Pirelli è precluso.
Il tempo è diventato un po’ la mia angoscia: quando ne avevo a sufficienza non lo capivo e non lo sfruttavo, mentre ora, invece, sono costretto a cercarlo.
Ho studiato tanto e tante cose e finalmente ora conosco bene solo quelle che non erano sui testi scolastici. Come dire: ho avuto una grande cultura e mi ci sono voluti 50 anni per farmela passare.
Quando mi sveglio alla mattina sono sicuro che, alla sera, sarò migliore. Oppure sarò morto. Forse, però, è solo presunzione.
RAOUL LOLLI: Io in 10 righe

Se fossi un pesce, sarei affogato in un corso di nuoto.
Se fossi un uccello, volerei come una rondine migrante.
Se fossi l’arcobaleno, non saprei che colore scegliere.
Se fossi un albero, lotterei contro la caduta delle foglie.
Se fossi una biblioteca, farei il prestito in una stazione.
Se fossi un libro, avrei le orecchie in copertina.
Se fossi una città, ospiterei solo i pluri-polidi.
Se fossi una donna, manderei in crisi i mercatini.
Ma se questo è un uomo, vorrei essere Charlie Chaplin.
ROMINA RIMONDI: Io in 10 righe
Sono laureata in lingue e letterature straniere e da sempre affascinata dalle culture lontane e dall’arte, in quanto credo che ogni espressione artistica riveli un tassello del mosaico della natura umana. Ho da sempre anche un’inclinazione alla creatività che nel lavoro esprimo disegnando e realizzando siti internet. Lavoro anche con le parole perché i siti possono galleggiare nel grande mare della rete solo grazie a parole chiave ricercate con cura.

Mi piace dipingere, mi entusiasma la musica rock, ho studiato l’arabo… e mi piace scrivere per capirmi e per creare con le parole: scrivere poesie lasciando parlare solo l’inconscio o scrivere con la ragione e con il sentimento, come ho imparato a fare grazie al corso di scrittura creativa interculturale.
ROSA MANRIQUE: Io in 10 righe
Scrivere di me in dieci righe è difficile, perché l’io per sé è già complicato, e perché ogni volta che ci penso e ci rifletto mi rendo conto che non sono mai la stessa di prima. Porto con me una lotta continua di idee, sentimenti, desideri diversi che ogni volta cambiano, svaniscono, o semplicemente vengono distrutti; non dipende solo da me. Vorrei credere che ho imparato ad essere tollerante, paziente, costante, amichevole, divertente, quella parte dell’io che gli altri vedono meglio di me, quella parte che si fa notare. Vorrei credere che sono migliorata, perchè sono cresciuta, non soltanto perchè sono invecchiata. Vorrei dire che finalmente mi sono trovata, ma vedo me stessa ancora persa, in cerca di un destino, inventandomi un domani.
ROSELLA FIORETTI: Io in 10 righe
Sono nata a Macerata e sono vissuta per quasi trent’anni a Mogliano, un paesino immerso nel verde delle colline marchigiane. Oggi vivo a Bologna, fra il rosso dei portici e il grigio di strade e palazzi. Sono un’insegnante, ma sono stata anche cameriera e impiegata; domani chissà… Mi piace pensare che tutto possa cambiare da un momento all’altro, e in effetti ho sperimentato che a volte succede proprio così. Amo il teatro e mi piace fare l’attrice, adoro viaggiare e ascoltare le storie della gente che incontro.
SIMONA BISCONTI: Io in 10 righe
Tanto piacere di conoscervi: il mio nome è Simona, benvenuti nel mio mondo. Un ragno intelligentissimo abita sulla mia testa e le sue zampe scendono ciondolando fin sulle mie spalle, accarezzandomi il viso. Nelle orecchie mi sussurra le sue frasi più argute sul mondo che vede da lassù. Il mio cuore è fatto con la pelle resistente dei tamburi africani e vibra sotto i piedi di un omino cieco e sorridente, che lo suona danzandoci sopra i ringraziamenti alla terra e alla vita. Nel ventre covo una ciotola d’acqua, che è figlia del dio mare, in cui nuotano e fanno grandi bolle misteri strani… non so bene cosa vive sul fondo, ma ogni tanto qualcosa riemerge in superficie e sono sempre per me sorprese e tesori. Tutto il mio corpo è un’estensione affettuosa, che cerca nel clown la sua forma mortale.
SUNIL DEEPAK: Io in 10 righe
Mi chiamo Sunil. “Su” significa “bello” e “nil” significa “azzurro”, così “sunil” significa “cielo”. Sono nato in India, in una famiglia di insegnanti e scrittori. Sono laureato in medicina e lavoro per AIFO, un’associazione di volontariato di Bologna. Gestisco anche un webzine (www.kalpana.it) in tre lingue (italiano, inglese e hindi). Viaggio molto per lavoro, in Africa, Asia e America Latina. Scrivo molto – per parlare di Italia agli indiani e parlare di India agli italiani, e collaboro con alcune riviste indiane.
Come molte delle persone trapiantate, penso che il mio paese ideale esiste dentro di me. So che non sarò pienamente un italiano e so anche di non essere più un indiano. Ho perso alcune radici, ne ho cresciute altre, alcune non hanno trovato un terreno e respirano solo la mia fantasia.