Una vita immortale! – Carmela Manzi

UNA VITA IMMORTALE! di Carmela Manzi

Quest’anno, all’inizio della primavera, abbiamo avuto per lunghi periodi forti piogge, mai troppo fredde, intervallate da tempo caldo e temperato.
E così il buon Dio ci ha concesso di vedere rifiorire gli alberi, ancora una volta, in una campagna desolata dove appena s’intravedeva una casa circondata da tanto verde e piena di vita.
Era stata, quel dì, una di quelle giornate calde che avevano lasciato un dolce tepore verso sera.
Eravamo ancora tutti in casa quando il sole cominciò ad ombreggiare la terra e la cena, come sempre, era stata preparata con cura dalla nonnina Margherita e noi, come in un gran collegio tutti i dieci figli, i nipoti e i pronipoti (una famiglia di 101 persone) intorno al tavolo grande (ricordo di un giorno felice coi nostri cari nonni, motivo di litigio, tra noi, per la sua destinazione alla loro scomparsa) eravamo pronti a gustare ogni bene preparato con amore per noi.
Appena la nonna si alzò, noi ragazze ci affrettammo ad aiutarla per lasciare tutto in ordine e seguire in fretta nonno Gaetano, sulla veranda antistante alla casa, dove lui si accingeva, lentamente, ad andare insieme ai miei fratelli, con il peso dei suoi novantacinque anni sorretti da un bastone di acero a becco d’oca.
E mentre nonna Margherita accendeva una piccola lampada gialla sporca d’insetti, appesa alla pergola d’uva ancora spoglia, nonno Gaetano si sedette sulla sedia a dondolo e accese la sua vecchia pipa, inseparabile compagna dei suoi lunghi anni di studio di entomologia, il cui profumo è ancora presente nei nostri ricordi.
I ragazzi si predisposero, ai piedi del nonno, sul primo gradino di legno che oramai cigolava da anni ed io e le mie sorelle aspettammo che la nonna si adagiasse nell’altro dondolo per accostarci a lei e guardare con quanta abilità muovesse i suoi ferri per farne scialli e sciarpe destinati a noi nipoti.
Spesso ricamava anche lenzuola per il corredo di noi ragazze; ma diceva che gli occhi non l’aiutavano più. Nonna Margherita era arrivata all’età di ottanta anni senza mai lamentare un benché minimo dolore se non il peso di una vita fatta di stenti e di piccole gioie.
Nel silenzio della natura che ci avvolgeva, la serata ci offriva mille suoni dolci e familiari: i ferri della nonna, il cigolio del dondolo, il fruscio del vento tra le foglie, i grilli, la civetta e la porta che sbatteva ogni volta che il volpino “Perla” entrava ed usciva dalla casa.
D’improvviso accadde qualcosa d’insolito. Il nonno ci spaventò, sembrava pietrificato e con lo sguardo fisso alla lampada gialla, dove si erano appiccicate decine d’insetti, sembrava averci abbandonato del tutto.
Tememmo il peggio e presi dalla paura, cominciammo a scrollarlo e chiamarlo ad alta voce. Fu così che per fortuna o per destino, dal suo incantesimo si destò.
E’ vero, si era proprio incantato con gli occhi e con la mente su quella lampada gialla piena d’insetti.
E noi, ingenui ma preoccupati, chiedemmo: “Nonno cosa stai pensando?”
E Lui con voce stanca e pacata, decisa e dolce, malinconica ma felice ritornò alla realtà per raccontarci quanto avevano avuto importanza certi insetti nella sua vita.
A quel punto la nonna scrollò le spalle e ghignò rassegnata al suo destino: dover ascoltare la storia di suo marito per l’ennesima volta.
Invece noi, curiosi, ci avvicinammo di più a lui e accovacciati gli uni vicino agli altri restammo in attesa che raccontasse la favola della sua vita.
Nonno Gaetano aveva novantacinque anni e nonostante il bastone e la sua poca attività riusciva a trasmetterci una vitalità che solo un uomo con tanto vissuto e mutato in saggezza sapeva dare.
Il suo aspetto era austero ed autoritario; ma come si può essere a quell’età se non dolci e teneri ed è proprio con la sua tenerezza che ci raccontò dei suoi approcci con il mondo degli insetti ed in particolare delle FALENE.

Ciò accadde nel 1900.
“Meravigliandomi grandemente, durante le mie ricerche in Sud America dove mi trasferii per alcuni anni e approfondire i miei studi sui Lepidotteri (già altre volte Vi ho detto il loro significato; ricordate? Ali con le scaglie), io riuscii, con tenacia e costanza, a scoprire una specie mai conosciuta prima di allora.
Dovete sapere (rivolgendosi a noi con voce tremante e affaticata) che durante la propria vita i “lepidotteri” cambiano radicalmente struttura del corpo subendo una metamorfosi di quattro stadi: uovo, bruco, crisalide e farfalla o falena”.

A quel punto rimanemmo tutti stupefatti da così tante minuziose e forbite descrizioni.
Il nonno continuò il suo racconto fra un colpo di tosse e una boccata di pipa (per taluni di noi, sembrava una storia inventata all’istante):
“è superfluo dirvi l’interessamento scientifico da parte delle Università e della Stampa di tutto il mondo. Divenni tanto famoso da suscitare la gelosia di Vostra nonna Margherita poiché in quel contesto nuovo avevo contatto, anche, con le dame dell’alta società, agghindate con vestiti di seta e cappelli di piume. E’ ovvio che io nutrissi un particolare interesse solo per le piume dei cappelli!
Ciò che mi rammarica è di non aver ricevuto nessun riconoscimento per il mio lavoro di ricercatore/scienziato.
Nella mia lunga vita, per fortuna, il buon Dio mi ha regalato tante gioie, senza le quali sarei un uomo incompleto ed insoddisfatto.
Il primo regalo fu Margherita che conobbi in un campo di fiori e fra essi, lei era la più bella e teneramente si posò nella mia vita.
Altre gioie divine, siete Voi figli miei da cui siete nati Voi nipoti miei e………”

Un nodo alla gola e gli occhi brillanti di lacrime costrinsero il nonno a sospendere il suo racconto.
Non era tardissimo, anzi non era affatto tardi, quando il rumore di una vecchia bicicletta ci sorprese e ci turbò nello stesso tempo.
Era il nostro caro e vecchio postino Giovanni che recapitava un telegramma.
Chi sarà mai a quest’ora per ricordarsi di noi?
La nonna rimase bloccata vicino alla porta, sorreggendosi alla maniglia; noi in fila indiana girati sbigottiti verso il postino che, intanto, era sceso dalla bicicletta.
Si recò verso il nonno che con fare imponente e sicuro quasi per nascondere la paura di una disgrazia era lì in piedi col suo bastone di acero a becco d’oca ed ascoltava le parole telegrammate dalla U.R.S.I. (Unione Relazione Scientifica Internazionale):

“In cuore del Suo gran lavoro riconosciuto da una commissione mondiale
il Sig. GAETANO SICIGNANO
riceverà il 12 settembre una targa e il Suo nome dato all’insetto nel grande libro delle scoperte e una strada, nella nostra città, intestata a lui”

Il nonno si rese immortale e, con la gioia di questo grande riconoscimento, il suo destino si spense lì con un sorriso sulla bocca e abbandonandosi sul dondolo ci consegnò l’ultimo addio.
COSI’ IL BRUCO DIVENNE FARFALLA
ANCOR PRIMA
DI ESSERE CRISALIDE.