Un saluto prima dell’esame – Sanaa Sakeri

UN SALUTO PRIMA DELL’ESAME di Sanaa Sakeri

Stava cambiando il percorso della mia vita, stavo preparando l’esame per le media. Era abbastanza complicato, era per me una missione quasi impossibile, per il fatto che la mia famiglia mi aveva fatto cambiare scuola, perché voleva che superassi l’esame statale. Prima ero in una scuola francese,con poche ore di lingua araba, mentre nella mia scuola attuale la lingua araba era la principale.
Ero ben seguita. Da una parte da mio zio, insegnante d’arabo, e dall’altra dal mio insegnante della scuola, che organizzava con grande generosità corsi serali per noi. Mi diceva spesso: “Non ti arrendere, ce la farai, sono convinto, devi solo leggere, leggere e leggere”. E’ così che mi ha trasmesso l’amore per la lettura.
Mi ricordo come fosse ieri, ero pronta per l’esame finale, pronta a dire al mio caro
insegnante: “Ho mantenuto la promessa! Ho letto tutti i libri che mi hai consigliato. Grazie per l’aiuto. Ora mi sento ricca d’idee e di cultura”.
Era solo un appuntamento di saluto prima dell’esame, ero contenta di rivedere il mio maestro,che più che lezioni di letteratura, mi dava coraggio e fiducia per superare gli ostacoli della vita.
Ero la più giovane della classe; i ragazzi mi prendevano in giro dicendomi che il mio arabo era alla francese. Però il giorno che confessai il fatto al maestro, questo
mi diede una lezione di vita che a tutt’oggi seguo. Il mio maestro gettò a terra una decina di libri dicendomi: “Vedi dove sono questi libri sparsi? per terra! Allora è questo è il livello di chi ti prende in giro”. Poi mi raccontò il percorso di un famoso poeta scrittore, che malgrado la sua bravura,inizialmente era poco considerato dai critici. Tutti questi eventi mi tornavano in mente mentre aspettavo con tutto il gruppo. Stava arrivando il direttore, con passi corti, testa abbassata, occhi rossi e sguardo disperso. Ci siamo guardati tra noi, sorpresi. Non era lui, l’uomo forte, sempre con la testa alta e lo sguardo pungente verso coloro che trasgredivano l’ordine a scuola?
Ci guardò con tenerezza uno ad uno come se fossimo i suoi cari, rimase fermo qualche secondo, comprese che il suo annuncio sarebbe stato tragico per noi e
mormorò con voce tremola: ” L’insegnante Jawhar e morto”.
Stravolta, con una voce strillante, gridai: “Non ci credo, non è vero, arriverà a salutarci non può mandarci all’esame senza il suo sostegno, non ci credo, arriverà
aspetterò fin quando arriva, non ci credo, non ci credo…”
Aspettai,piangendo ore e ore, seduta sul gradino della scuola fin quanto arrivò mia madre a prendermi.
Era la prima volta che affrontai il destino con lacrime di dolore. Lui era morto, ma per me è vivo nei miei pensieri. Mi ricorderò sempre i suoi consigli e metodi.