Esercizi di Lolita Timofeeva

Scrivere incipit e fine del racconto (F.Kafka “La partenza”)
Il tradimento

Mi recai al mercato e mi fermai al banco dell’erbivendolo. “Buongiorno, signor conte!” mi salutò ammiccante costui. “Come va la salute? Annusate questa lavanda!”. Presi in mano un mazzo dell’arbusto per aspirarne la fragranza. “Non sento niente!”. “Che peccato”, esclamò, “ora avete perduto anche l’olfatto. Ha ragione la sua signora, dovete farvi ricoverare in fretta!”. Pensai alla mia povera moglie, ormai il nostro rapporto si era ridotto a un attaccamento pieno di irritazione. Percepii la fuga anemica di un tempo non vissuto. Sentii ridacchiare l’erbaiolo come se si beffasse del mio pensiero; mi girai bruscamente, il suo volto esprimeva compassione. Mi infuriai! Svoltai in un vicoletto per avviarmi verso la mia dimora. Vidi il maggiordomo venirmi incontro: “Signore! La contessa manda a dire che vi aspetta a casa dell’avvocato. Dovete sistemare gli ultimi documenti prima del ricovero. Intanto, prendete queste pastiglie” e mi porse pure un bicchiere d’acqua. Con crescente nervosismo lo investii: “Arturo, ma come ti sei conciato! Hai guanti e camicia color viola! Cos’è questa messa in scena”. Arturo mi guardò con compassione: “Ma no, signore, sono bianchi! Oh, mio povero signore, ora anche la vista è compromessa! Vado a prendervi un soprabito più pesante”. Inghiottii i medicinali assieme all’amarezza che mi scese in gola e vi si gonfiò. Un sospetto penetrò nel mio animo. Mentre il maggiordomo apriva il portone, vidi scivolare dalla sua tasca un foglio ripiegato, lo raccolsi distrattamente e lo infilai nella piega del mio mantello. Notai in lontananza lo scudiero e gli feci segno di prepararmi il cavallo ma il servo non mi comprese. Andai io stesso nella stalla, sellai il cavallo e montai in groppa. Udii suonare una tromba in lontananza e domandai al servo che cosa ciò significasse. Egli non lo sapeva e non aveva udito niente. Presso il portone mi trattenne e chiese: “Dove vai, signore?”. Un clamore di trombe mi angosciava più che mai. ”Non senti niente neanche ora?”. E il servo: “Ha ragione Arturo: il vostro udito ormai è allucinato!”. Piantai gli speroni nei fianchi del cavallo e feci una corsa esasperata verso il sentiero fangoso che spaccava in due il bosco. Mi pareva di udire sempre più assordante il clangore delle trombe, il sole mi accecava e la follia ormai si stava impadronendo della mia mente. All’improvviso il cavallo inciampò e il mio corpo fu proiettato con un tonfo sopra qualcosa che si muoveva. Ero piombato su un bambino che ora piagnucolava schiacciato dal mio peso, così mi spostai. “Non volevo, non volevo, signore! Volevo solo vedere le trombe”, si scusava con la sua vocina. Era il figlio del mio servo. Scorsi una ferita sanguinante sulla sua testa e cercai un fazzoletto nella tasca del mio mantello, ma la mia mano afferrò soltanto un foglio di carta ripiegato, quello di Arturo. Lo aprii e cercai di assorbire il sangue della ferita. “Ti fa male? Hai detto le trombe? Anche tu senti il suono delle trombe?”. “Ma sì, signore, è stato il mio babbo che ha comandato di suonare le trombe nel bosco!”, disse con un certo orgoglio riprendendosi dallo spavento. Ammutolii. Posando lo sguardo sul foglio riconobbi la scrittura della mia consorte fra le chiazze purpuree del sangue del bambino: “Mio caro Arturo, amore mio! Ecco, finalmente sono arrivate le ultime ore di codesta sofferenza. Ancora qualche giorno e non sarai più un maggiordomo, ma il mio diletto sposo! Mi raccomando, fai tutto come abbiamo concordato e non risparmiar denaro per comprare la complicità dei servi. In clinica è già tutto pronto. Il conte avrà una morte dolce e decorosa”.

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Io in 10 righe

Sono un ibrido, un incrocio, un mosaico. Sono una persona formata all’est e maturata all’ovest. Ho un rigore teutonico, malinconia baltica, la leggerezza italiana. La leggerezza si impara in Italia. Ho tanti amici, ma sono solitaria; ho un grande senso di autodisciplina, ma amo trasgredire; sono riflessiva, ma la follia mi è amica. Amo l’arte in tutte le sue espressioni. Amo circondarmi di persone straordinarie, di persone che abbiano almeno qualcosa di straordinario in modo che io possa imparare. Imparare da gusto alla mia vita. Imparare mi fa sentire in crescita, ma non sono sicura di voler diventare del tutto grande. Sono allergica alle rutine, alla mediocrità, alla superficialità, sono gelosa del mio tempo e testarda. Sono diplomatica con gli estranei e forse fin troppo diretta con le persone che mi sono vicine.