Muqaddas Tanzeela (Pakistan) – Kheer

La mia giornata italiana

Mi sveglia mio marito alle 6 di mattina. Mi lavo, preparo la colazione per mio marito e mio figlio. A  mio figlio piacciono i cereali con il latte,  ma qualche volta prende lo yogurt di frutta, invece a mio marito piace bere caffè o tea e mangiare pane bianco e marmellata. Alle 7 mio marito va a lavorare e mio figlio va a scuola. Poi parlo un po’ al telefono con miei genitori che vivono in Pakistan. Alle 8.30 inizio a fare le pulizie di casa, poi circa alle 10 vado a casa di mia sorella  a fare un po’ di chiacchiere. Qualche volta andiamo insieme al mercato per fare la spesa. Torno a casa a mezzogiorno poi comincio a preparare il pranzo. A mezzogiorno mi piace mangiare qualcosa di buono e cambio ogni giorno menù. Quindi  a volte preparo riso, altre pasta, altre ancora insalata ecc. All’1.30 torno a casa mio figlio  e pranziamo assieme. Poi mi riposo un po’.  Alle 3  vado a scuola per il corso di licenza media. Vado a piedi, però al ritorno mi accompagna mio marito. Alle 7 quando rientro a casa  comincio a preparare la cena. Alle 8 ceniamo tutti insieme, poi sparecchio la tavola, guardiamo un po’ la televisione e parliamo. Alle 10 vado a dormire. Domani sarà un altro giorno.

La mia giornata pakistana

Mi svegliava mia mamma alle 5.30 di mattina. Però io mi alzavo sempre più tardi circa 20 o 30 minuti dopo perchè sapevo che il bagno era occupato da  mia sorella che ci rimaneva molto. Più o meno per le 6 mi lavavo, e poi facevo colazione, che preparava mia mamma. Dopo la colazione mi mettevo l’uniforme, facevo tutto da sola poi aiutavo mio fratello piccolo a prepararsi per andare a scuola. Lui era molto lento, come una lumaca. Mi chiedeva sempre di dargli i calzini,  le scarpe… Prima di dargli quello che mi chiedeva gli dicevo sempre di  prendere le cose da solo. Allora lui mi minacciava che se non lo  aiutavo andava in giardino a buttare via  tutte le mie piante.

Io avevo paura  di questa cosa allora lo aiutavo invece, a nostra sorella non importava nulla e non aiutava nessuno. Poi andavo a scuola con l’autobus. Una cosa che non dimentico mai  i viaggi in autobus con mia sorella  e una bambina piccola, di circa sette o otto anni  che si chiamava Zara. L’autobus era sempre pieno di studenti, la mamma di Zara le diceva sempre  vai vicino a Sobia (mia sorella). Mia sorella stava sempre zitta e sorrideva, io prendevo subito lo zaino di mia sorella e facevo sedere la bambina in braccio a  lei, che mi guardava malisimo e piano piano diceva no no no.  Davanti alla mamma di Zara non diceva niente, ma quando lei se ne andava mi sgridava sempre. Io le dicevo che  se non mi aiutava a casa avrei continuato a fare così.

Quando era l’ultimo giorno di ramdan facevano la festa, preparavo tante cose che mi piacevano:  più di tutte un piatto dolce che si chiama kheer,  ha un meraviglioso profumo ed è buonissimo. Non sono brava a preparare il kheer, invece mia sorella è molto brava. Chiedo sempre a lei come lo ha preparato, però lei non mi dà la ricetta di kheer perchè lei vuole prepararlo da sola. Ho provato due o tre volte, non era male ma non come quello che faceva mia mamma.

Kheer

Lavate e scolate il riso quindi immergetelo  in 150 cl di acqua per trenta minuti, bollite il riso nella stessa acqua fino a quando tutta l’acqua è evaporata. Aggiungete il latte e fate bollire a fuoco basso per 1 ora e mezzo. Mescolate frequentemente per evitare che il riso si attacchi. Quando risulta cremoso unite lo zucchero e mescolate bene. Togliete dal fuoco e aggiungete i semi di cardamomo pestati le gocce di essenza di rosa,l’ uvetta, i pistacchi e le mandorle siminuzzate. Servite il Kheer caldo o freddo. (Freddo è più buono)