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DI SCHIAVITU' IN SCHIAVITU
Andreea Rotariu , nata in Romania da genitori rumeni

Ancora oggi, come in passato, ci sono lavori bianchi e lavori neri. Questo non è un fatto voluto: molti datori di lavoro, come la gente in generale, preferiscono discriminare la gente in base al colore della pelle: lavori pesanti per gente nera o bianca, extracomunitaria o clandestina, lavori - invece - mno impegnativi per persone che sono all'interno del proprio Paese d'origine.
In questi giorni abbiamo assisttito ad un caso di discriminazione razziale: una donna nata in Italia da genitori brasiliani, adottata da due coniugi italiani, quindi senza problemi di lingua, non è stata assunta come cameriera. La sua colpa? Essere nera, o comunque più scura di pelle! Spesso la gente di clore viene presa in giro, umiliata e discriminata anche per quanto riguarda il passato, in particolare la tratta dei neri.
La tratta dei neri, ossia il commercio di schiavi africani, iniziò subito dopo la scoperta dell'America ed assunse dimensioni impressionanti. Fra gli Europei, i primi mercanti di schiavi neri furono i Portoghesi, presto seguiti da tutti i paesi che avevano colonie in America. Gli schiavi erano impegnati soprattutto nel massacrante lavoro delle miniere e delle piantagioni (di tabacco, canna da zucchero, cacao, caffè, cotone). La manodopera nera non solo resisteva ai climi caldi, ma costava poco e sembrava inesauribile.
Gli schiavi erano costretti a compiere tormentosi viaggi verso l'America su navi striminzite, dove venivano ammassati in locali non più alti di un metro e mezzo, quasi privi di aria e di luce. Qui, nudi e incatenati a due a due, compivano traversate che potevano durare anche due o tre mesi. Naturalmente la mortalità era altissima.
Molti si ammalavano per il sudiciume e l'alimentazione inadatta; alcuni, spinti dalla disperazione, si suicidavano; i più deboli ed i più malati venivano lavati e lucidati con olio per essere venduti all'asta al mercato. Gli europei da questa schiavizzazione dei neri trassero l'errata convinzione di essere superiori a tutte le razze, soprattutto a quella dei neri. Come dimostra il passato, la gente di colore aveva una vita difficile e sprezzata e per molti di essi è così ancora oggi.
Arrivano in Italia clandestini, dopo aver viaggiato giorni e giorni, con la speranza di poter migliorare la propria vita. Le donne sono costrette a prostituirsi per mancanza di soldi o per una promessa mai mantenuta da parte di qualche conosciuto e non solo le donne di colore ma anche le donne bianche, soprattutto coloro che provengono dall'Europa dell'Est. Accettano i lavori più umilianti, che persone del paese in cui essi sono clandestini o extracomunitari non accetterebbero perchè troppo pesanti e difficili.
Per quanto riguarda il lavoro bainco posso dire, in base alla mia esperienza, che vengono sì fatte discriminazioni, ma in misura minore. Il tutto si collega al fatto di non essere diplomato o laureato, ma anche se fosse, gli studi fatti in un paese non valgono niente in un altro; quindi la gente lascia perdere i titoli di studio e si rimbocca le maniche per sopravvivere.

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